Orizzonte Editrice
L'Aquila e il progetto della Gerusalemme Celeste
Colpita nel 2009 da un fortissimo terremoto che l'ha rasa al suolo per metà, la città dell'Aquila fu fondata nel XIII Secolo seguendo incredibili canoni esoterici e astronomici. Qual è il segreto dietro la "Seconda Gerusalemme"?
(Sopra) La Fontana delle 99 Cannelle, di forma trapezoidale, è il simbolo dell'Aquila e anche il suo retaggio più antico, legato al simbolismo della Madre Terra.
L'Aquila è una meravigliosa città di origine medievale, capoluogo della regione italiana dell'Abruzzo. Anzi, no: si dovrebbe dire che "era" una meravigliosa città medievale, e speriamo lo tornerà ad essere presto. In questo momento la città è devastata per metà dal forte terremoto che l'ha colpita nell'aprile 2009, distruggendo testimonianze artistiche, storiche e spirituali uniche nel suo genere. La ricostruzione promessa dai politici pare essersi avviata e al di là delle sterili polemiche tutti noi ci auguriamo di rivedere presto la città ghibellina che fu per lungo tempo la seconda metropoli del Meriodione d'Italia. L'Aquila infatti fu edificata per volere di Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, intorno al 1230, anche se la tradizione la vuole di un ventennio successiva. Federico, sovrano illuminato ed esoterico, pensò a un centro abitato maestoso e razionalista, in controtendenza con la totalità delle città del tempo e carico di un simbolismo fortissimo e legato alla Religione Primordiale di cui lo stesso re era un seguace. Ripercorrere la storia della città abruzzese e comprendere le ragioni occulte della sua fondazione significa rendere omaggio a una popolazione ferita che sta subendo ancor ora sulla sua pelle i disagi e i dolori di un sisma terribile che non accenna ad attenuare le sue scosse.
(A sinistra) La silouette del Massiccio del Gran Sasso si staglia imponente sopra l'abitato dell'Aquila, una città esoterica risalente ai tempi di Federico II. (A destra) Ma il terremoto che ha colpito questa zona nel 2009 ha distrutto un patrimonio di arte e cultura unico al mondo.
Guelfi contro Ghibellini
Torniamo al periodo più turbolento del Medioevo, alla lotta tra Papato e Impero, tra Guelfi e Ghibellini, tra Templari e Teutonici: in questo momento storico L'Aquila diviene l'emblema di un nuovo potere, per possedere il quale queste forze si combatterono senza esclusione di colpi. Una lotta che senza dubbio perdura ancor oggi in vari modi e che rappresenta in sintesi due modi opposti ma similari sotto certi punti di vista di conquistare la supremazia nel mondo. Da un lato una via pseudo-spirituale, in cui gli esseri umani sono schiavi imbelli nelle mani di una teocrazia messianico-apocalittica; dall'altro una specie di impero globale basato sulla figura "santa" di un Re-Sacerdote sul modello dell'ebraico Salomone o del mitico Artù di Bretagna, in cui è il sovrano a mantenere l'equilibrio della società. In questo contesto si muovono figure ambigue, pronte ad approfittare dei vuoti di potere lasciati da queste potenze. Si tratta comunque di concezioni antitetiche ma che prevedono entrambe la mancanza di libertà e di scelta dell'individuo, che deve essere inglobato in una struttura sociale rigidamente gerarchizzata. Questa amena visione del mondo tutta medievale fa da sfondo alle lotte che caratterizzarono il XII e soprattutto il XIII Secolo, epoche di prosperità e ricchezza materiale e culturale da un lato ma prodromo della rovina assoluta che sarebbe arrivata alla metà del XIV Secolo. Infatti l'espansione europea e cristiana verso Gerusalemme e la Terrasanta durante le Crociate potè portare sul Vecchio Continente commerci con l'Oriente, nuovi prodotti, idee, testi scientifici antichi, tutte quelle novità che consentirono alla popolazione di raggiungere un livello di condizioni di vita più o meno paragonabili a quelle presenti prima e durante l'Impero Romano. Furono le due istituzioni del tempo più potenti sotto un profilo temporale, il Sacro Romano Impero (monco dei comuni italiani e tedeschi) e la Chiesa Cattolica (che aveva perso da pochi anni tutta la componente Ortodossa) a darsi battaglia per imporre la propria egemonia su quest'Europa tornata ai fasti di un tempo. Se il Sacro Romano Impero non era null'altro che un mero residuo dell'epoca carolingia, come dimostravano le sconfitte subite da Federico Barbarossa contro la Lega dei comuni lombardi e italiani, la nascita di un erede al trono intelligente e carismatico cambiò le carte in tavola: Federico II di Hohenstaufen era davvero il sovrano illuminato in grado di condurre e guidare l'Impero, anzi l'Europa tutta, verso un'unione politica e spirituale e verso un'alleanza con il nemico di sempre, l'Islam, in nome di una pace "globale".
(Sopra, a sinistra) La città di Gerusalemme fu il centro degli interessi europei per tutto il XIII Secolo. L'accesso ai Luoghi Santi della Cristianità - ma soprattutto alle merci commerciate lungo la Via della Seta - fu un formidabile motore per il progresso economico di tutto il Vecchio Continente. La presenza degli eserciti crociati in Terrasanta portò alla creazione di numerosi Ordini Cavallereschi, dei quali i più famosi sono i Templari e i Giovanniti. I Cavalieri Teutonici di origine germanica e legati al Sacro Romano Impero pure furono un importante strumento per acquisire potere e conoscenza. (A destra) Il '200 fu però soprattutto il secolo dell'Inquisizione e della lotta alle eresie: impossibile non citare l'assurda Crociata contro gli Albigesi, in cui milioni di Catari di origine cristiana furono massacrati in nome dell'ortodossia. Qui vediamo i Catari espulsi dalla città francese di Carcassone.
Arriva lo "Stupor Mundi"
La Chiesa Cattolica, forte del potere che le derivava dall'appoggio dei nobili che traevano vantaggio dal sistema feudale e quindi da una scarsa centralizzazione statale, poteva contare su una rete capillare di indottrinamento sistematico della popolazione e aveva nel Paganesimo e nelle eresie, come quella dei Catari, il suo nemico più grande. Ma Federico II Hehenstaufen detto "Stupor Mundi", figlio di Enrico VI e Costanza d'Altavilla, re di Sicilia, re di Gerusalemme, re di Germania, re d'Italia e imperatore dei Romani, nato nel 1194 e morto nel 1250, rappresentò in tutti i suoi aspetti l'avversario più temibile. Alla morte dei genitori, in tenera età, fu affidato alla protezione e alla tutela proprio del papa, il neo-incoronato Innocenzo III. Questo fatto lo preservò da assassinii e da complotti, anche se complicò non poco la vita al futuro sovrano. Federico, essendo sovrano per discendenza sia dell'Impero anti-papale che del Regno di Sicilia vassallo della Chiesa, dovette nel 1213 attraverso la famosa "Bolla d'Oro" promettere di mantenere separate le due istituzioni e finché fu vivo il papa-tutore, non poté dimostrare troppo il suo carattere. Ma quando il volitivo e carismatico Innocenzo III morì, Federico iniziò la sua opera di sovversione delle strutture feudali ed ecclesiastiche. Il fortissimo legame che univa lo "Stupor Mundi" ai monaci Cistercensi impose una linea politica di grande avversione ai monasteri benedettini, di cui il convento di Montecassino costituiva senza dubbio il centro nevralgico. I Cistercensi erano sorti alla fine dell'XI Secolo come risposta polemica al lusso e ai privilegi dei Benedettini. Il dissidio tra le due correnti monacali si acuì con l'arrivo nell'Ordine Cistercense di San Bernardo di Chiaravalle: quest'uomo, così importante anche per la nascita dei Cavalieri Templari, iniziò un'opera di espansione che portò all'edificazione in Italia di numerosissime abbazie (alla fine del Duecento sarebbero state oltre settecento). Questa espansione logicamente avveniva a danno dei concorrenti Benedettini e un'area chiave per l'espansione, anzi per la definitiva vittoria, sarebbe stato il territorio dell'Italia centrale, in mano alla Chiesa fin dai tempi della falsa Donazione di Costantino. Logico pensare che un imperatore come Federico II avrebbe potuto agevolmente aiutare i Cistercensi nella loro opera, tantopiù che il centralissimo Abruzzo, cuore d'Italia, cadeva nei possedimenti del Regno di Sicilia. Quali furono gli strumenti con cui Federico combatté la sua battaglia contro il feudalesimo benedettino? Per quanto ottimo comandante, non utilizzò i suoi eserciti, ma le leggi. Le Costituzioni Melfitane, emanate nella forma definitiva nel 1231, furono un insieme di editti di importanta rivoluzionaria, con cui Federico II realizzava quello che potremmo definire uno stato assolutistico moderno. Spazzando via secoli di feudalesimo e limitando in maniera significativa il potere dei prelati e dei nobili locali, Federico ridiede dignità e diritti alle donne e all'aristocrazia più antica. Il suo centralismo statale ebbe anche un aspetto burocratico e di amministrazione della giustizia che l'Europa avrebbe visto solo nel XVIII Secolo. Del resto Federico II anticipò anche le tendenze protestanti di autonomia religiosa, quando con le "Confoederatio cum Principibus Ecclesiasticis" del 1220 diede ai vescovi tedeschi (e solo a loro) poteri speciali, "comprando" in tal modo la loro fedeltà. Nel frattempo aveva partecipato alle Crociate: attraverso la comune fede Sufi e la mediazione dei Cavalieri Teutonici - di cui diremo tra breve - Federico II si accordò pacificamente con il sultano ayyubide Al-Malik-al-Kamil, nipote del Saladino che riconquistò Gerusalemme nel 1187. Nel 1228 l'accordo venne siglato con la solenne promessa dei Saraceni di cedere il possesso (ma non la proprietà) della Città Santa e di Betlemme e Nazareth ai Cristiani, in cambio di una smilitarizzazione della Terrasanta e allo smantellamento delle fortificazioni della regione. In pratica gli Arabi ottennero quello che i Cristiani già avevano prima dell'inizio dell'epopea delle Crociate: la possibilità per i fedeli di visitare i luoghi santi dell'Antico e del Nuovo Testamento, senza tuttavia gestire commerci e industrie. Per i Cristiani questo accordo sembrò una truffa, anche se Federico II ne fu molto compiaciuto (e il sultano Al-Malik pure). Tutto ciò non poté passare inosservato a Roma e così l'Imperatore si beccò la prima scomunica e una vera e propria (nonché assurda) crociata contro i suoi territori.
(Sopra, a sinistra) Miniatura medievale che mostra Federico II di Hohenstaufen assieme al suo passatempo preferito: un falco per falconeria. L'amore di Federico per i rapaci era leggendario e scrisse anche trattati sull'argomento. (Al centro) Un fatto memoriabile: la prima Crociata conclusa senza combattere. Nel 1228 Federico II e il sultano Al-Malik si accordarono per un possesso congiunto dei luoghi santi (ma la proprietà della Terrasanta rimase ai Saraceni). Ciò fu visto come un tradimento dai Cristiani, che iniziarono ad odiare l'Imperatore. (A destra) L'abbazia di Chiaravalle era il centro del potere dei Cistercensi in Italia. Fu proprio quest'ordine ad appoggiare fortemente Federico II a scapito degli ex-pupilli Templari: la loro penetrazione religiosa in Abruzzo, ai danni dei rivali Benedettini, mise le basi per l'edificazione dell'Aquila.
Federico II viene definito Anticristo
Federico II venne considerato l'Anticristo di apocalittica memoria e tramite i discorsi di predicatori come Gioacchino da Fiore sembrò che la fine del mondo fosse giunta, al punto da predirla per il 1300. I Guelfi filo-papa lo giudicarono un eretico, un epicureo, un traditore convertito all'Islam, anche perché Federico non faceva mistero della fede sufista e anche le sue guardie personali erano di origine saracena. Questi fatti, uniti alle vittorie militari come contro la Lega Lombarda filo-guelfa, portarono a un tale timore che il papa Gregorio IX indisse un concilio a Roma allo scopo di scomunicare per la seconda volta Federico II. L'Imperatore arrivò a mettere un blocco navale al Tirreno e ad arrestare i cardinali in arrivo a Roma pur di impedire quel gesto, che per la prima volta univa a conseguenze spirituali anche la perdita dei poteri imperiali. Si trattò di un gesto estremo da parte del papa, dietro al quale senza alcun dubbio agiva la volontà dei Cavalieri Templari, forti avversari della dottrina federiciana e nemici giurati dei Teutonici a lui fedeli. I Cavalieri Teutonici, fondati alcuni decenni prima dei Templari utilizzando la nobiltà tedesca e la regola cistercense, perseguivano gli stessi scopi dei Cavalieri del Tempio e si insediarono nell'area di San Giovanni d'Acri in Terrasanta. Se i rapporti con gli altri ordini cavallereschi furono fin da subito burrascosi, non così fu con alcune frange dell'Islamismo, tra cui i Sufisti. Fu dai Cavalieri Teutonici che Federico II apprese le regole di questa filosofia: i Teutonici in effetti erano la guardia scelta del padre Enrico VI e alla sua morte passarono sotto la tutela dello "Stupor Mundi". Quindi, pur senza possedere i segreti matematici della divina proporzione come i Templari, i Teutonici ebbero la possibilità di studiare e impadronirsi di testi sacri musulmani, che impiegarono poi nell'edificazione di numerose cattedrali e castelli. Ma che significava questa guerra intestina tra i "big" dell'Esoterismo? In Italia si è portati stupidamente a credere che tutto ciò che è strano e misterioso debba risalire solo ai Templari e ai loro misteriosi riti. Se è vero che il vero culto templare era quello della Dea Madre e della sua Antica Religione, è altresì vero che Federico II si considerava un erede di Re Salomone, un Re-Sacerdote alla stregua dell'Artù di letteraria memoria. Il Paganesimo risuonava spesso tra le righe dei suoi scritti, ma occorre sottolineare come il piano politico di Federico fosse quello di realizzare una monarchia assoluta globale, in cui solo il sovrano aveva l'autorità morale per dialogare col Divino. I Templari perseguivano fini differenti, oseremmo dire materiali, economici: a loro la perdita della Terrasanta pesava da un punto di vista economico e nulla valeva conservare il possesso simbolico dei luoghi spirituali. Federico II dal loro punto di vista era un traditore, un nemico e può essere che nella diffamazione della sua figura non fossero estranei. D'altro canto la zona in cui sarebbe sorta L'Aquila aveva per Federico II una valenza sacra, antichissima per i motivi che andremo adesso a vedere. Fu qui che l'Imperatore volle edificare la sua capitale spirituale, la Seconda Gerusalemme. Ma sarebbe più corretto definirla Gerusalemme Celeste: il simbolismo che lega il capoluogo abruzzese con la capitale israeliana è davvero eclatante e non può essere certo frutto del caso. Ma quali sono i simboli che collegano l'Abruzzo con la Palestina? Qual era il messaggio che Federico II volle veicolare attraverso questa nuova città sacra?
(Sopra, a sinistra) La terribile forza d'urto della cavalleria teutonica terrorizzò per secoli le popolazioni del Nordest europeo.I Teutonici furono un ordine paragonabile ai Templari per organizzazione e conoscenze esoteriche, sebbene fossero loro acerrimi rivali. (Al centro) Le raffigurazioni ufficiali di Federico II lo mostrano sempre assiso in trono, con il globo (simboleggiante il Nefert) nella mano sinistra e lo scettro-croce in quella destra, chiari riferimenti al potere temporale unito a quello spirituale. Nelle intenzioni di Federico vi era la volontà di assomigliare a una figura mitica di sovrano, quel Re Artù (a destra) presente nelle saghe e nelle leggende del tempo.
L'Aquila, la Seconda Gerusalemme
"La rivelazione dell'Aquila" è un libro assai interessante, scritto da Luca Ceccarelli e Paolo Cautilli e con la collaborazione di Michele Proclamato: in tale opera i tre autori sostengono tesi archeoastronomiche, come il fatto che molte chiese della città siano state costruite rispecchiando la forma della Costellazione dell'Aquila, analogamente a quanto fecero i Templari in Francia con le Cattedrali Gotiche ad imitazione della Costellazione della Vergine. Per quanto suggestiva, questa ipotesi in realtà, al contrario di quanto si riscontra in Francia, è completamente errata: la costellazione dell'Aquila non si sovrappone alle chiese della città omonima, come abbiamo riscontrato con le nostre analisi. Ma il libro mostra anche un'interessantissima comparazione della forma della città abruzzese con quella della Gerusalemme antica: ne emergono similitudini sconcertanti, perché i monumenti aquilani riproducono, questo sì, i luoghi santi e mitici della città palestinese, specchiati e capovolti. Gli autori continuano poi nella disamina delle coincidenze numerologiche, delle motivazioni che portarono alla costruzione della città, dei suoi miti e dei suoi segreti fino a quello fatale, connesso con il papa del "gran rifiuto", Celestino V. Noi di Sator ws vogliamo andare oltre queste analisi e studiando a fondo la storia della preistoria abruzzese, abbiamo trovato le tracce ancestrali di quel legame mistico che unisce L'Aquila a Gerusalemme.
L'Aquila sorge in un epoca burrascosa in un territorio nominalmente sotto il dominio papale, ma in realtà appannaggio feudale di Federico II. Un significato quindi di contrapposizione alla Roma papale, alla Roma Città Santa. Per l'Imperatore la Città Santa era solo una, Gerusalemme, e non tanto per motivazioni legate alla Bibbia o ai Vangeli, ma per qualcosa di infinitamente più antico. Una sacralità legata alla terra, anzi all'acqua, all'elemento femminile per eccellenza, rintracciabile senza problemi nel nome stesso della città. L'Aquila non deriva assolutamente il suo nome dalla Costellazione dell'Aquila o dal rapace simbolo imperiale, bensì proviene da "Locus Accula" o "Acquili", un luogo ricco di fonti d'acqua situato sul declivio di un colle a quota 721 metri, ai piedi del Massiccio del Gran Sasso e nei pressi della valle attraversata dal fiume Aterno. Questa zona fu abitata durante il Neolitico da tribù di Liburni che probabilmente avevano consacrato l'area alla Dea Madre, alla stessa maniera di come avveniva in Sardegna presso i pozzi sacri megalitici. Gli indizi di questa sacralità sono almeno tre. La presenza sul luogo di una chiesetta, detta "Santa Maria ad Fontes", in cui bestiame e greggi si abbeveravano abitualmente; poi, una forma peculiare che ritroviamo tanto in Sardegna quanto a Gerusalemme: il Trapezio. E infine la presenza nell'area di numerose località "magiche": tra Triplici Cinte e Quadrati del Sator, sottolineiamo anche la presenza di una Porta Coeli sulla vicina Maiella. Innanzitutto, i Liburni sono una popolazione di ceppo Cro-Magnon originaria dell'area adriatica dell'Istria e della Dalmazia, che ha popolato anche la costa italiana fino alla Puglia prima di cedere il passo ad altri popoli di stirpe indoeuropea, come i Marsi. Ma il nome Liburni non può non ricordare il nome originale di un popolo costruttore di megaliti, di pozzi sacri trapezoidali e di piramidi. I Liguri infatti, oltre ad essere i primi abitanti della specie Homo Sapiens Sapiens ad abitare l'Italia a partire da 25mila anni fa, sono discendenti di genti Cro-Magnon provenienti dal Nord Africa. Il loro nome originario era Libui o Libi e Libia guarda caso è il come di una nazione nordafricana, la Terra Occidentale ampiamente citata nei papriri egiziani. I Liburni, di stesso ceppo etnico dei Liguri, erano chiamati guarda caso Libu dagli Egizi e si stanziarono in un'area più orientale, balcanica, non distante da quella Visoko che mostra una piramide colossale assai simile a quelle ritrovate in Italia e in altre parti del mondo. Possibile che non vi sia un collegamento tra i due popoli? Evidentemente, al pari dei siciliani Sicani, si trattava di popoli fratelli: non dimentichiamo che la città di Livorno, sul Mar Tirreno e in pieno territorio ligure, fu fondata proprio dai Liburni. Non dobbiamo quindi pensare a popolazioni contrapposte, ma a una federazione di stati gemelli, affini per religione, costumi e tradizioni. L'area dell'Aquila era sacra ai Liburni fin dai tempi più remoti, probabilmente fin dalla fine del Pleistocene, come testimoniano numerose tembe di Cro-Magnon ritrovate in Abruzzo. Cosa trovarono questi primi abitatori?
(Sopra, a sinistra) Un castelliere protoindoeuropeo: l'Italia vanta centinaia di testimonianze simili, risalenti alla più remota preistoria e ascrivibili ai primi abitatori della Penisola, di stirpe ligure. E proprio ai Liguri sono affini i Liburni, grandi costruttori di castellieri che popolarono tra l'altro anche la valle dell'Aterno e che misero le basi del culto delle acque sacre. (Al centro) Un Sator situato nella chiesa di San Pietro ad Oratorium, a Capestrano. L'area aquilana vanta moltissimi luoghi caratterizzati da simboli sacri, tra cui anche una Porta Coeli incisa sul portale dell'eremo di Roccamorice, sulla Maiella (a destra). Qui visse in eremitaggio tra gli altri Pietro da Morrone, il futuro Celestino V.
Un territorio sacro
Il simbolismo che ne è derivato, confluito integralmente nell'Esoterismo e nella Massoneria, ci consente di comprendere il senso ultimo della terra abruzzese, dei suoi segreti e della particolare importanza che rivestiva per Federico II e per i suoi amici Cistercensi. La presenza nel territorio di varie Triplici Cinte associa fin dalla Preistoria il luogo a un particolare collegamento con le forze telluriche terrestri, alle linee del campo magnetico terrestre che si incrociano e danno la possibilità, in determinati punti, all'essere umano che vi si posiziona di godere di un'estasi spirituale dovuta allo scorrimento delle correnti attraverso la spina dorsale, la famosa Kundalini delle tradizioni indiane. Il quadrato palindromo del Sator è un simbolo di epoca romana ma dal significato assai più antico ed è stato trovato in tre luoghi nei dintorni dell'Aquila, mentre una Porta Coeli è situata presso l'eremo di Roccamorice, sul massiccio della Maiella, un luogo assai caro all'eremita Pietro da Morrone, divenuto alla fine del XIII Secolo l'unico papa dimissionario della storia. La Porta Coeli è un vero e proprio varco magnetico nella griglia che circonda la Terra, che viene conosciuta con il nome di Fasce di Van Allen. Per gli antichi l'anima in tali punti poteva accedere allo spazio esterno, al cielo superiore delle stelle, chiamato dagli egizi Duat. Andare nel Duat significava per l'anima tornare al divino, raggiungere gli Dei: per il fortissimo gnosticismo antimaterialista di quei tempi liberarsi dal corpo umano significava liberarsi dalle pene dell'esistenza terrena, in un modo non poi così diverso dagli eretici Catari. Il Cristianesimo così anti-terreno ricercava ardentemente la prima e vera Porta Coeli, quella di Gerusalemme citata dal patriarca Giacobbe nella Bibbia, situata all'interno della Cupola della Roccia. Ma questa moschea era anche il fulcro della religiosità islamica e possederla significava scacciare con la forza i saraceni che lì risiedevano. Per questo motivo l'accordo di Federico II con Al-Malik fu tanto osteggiato: per tale ragione l'imperatore fu considerato un traditore, un eretico.
Ma in cuor suo Federico sapeva che la Vera Gerusalemme avrebbe dovuto essere edificata altrove, presso un'altra Porta Coeli, in un'area sacra agli antichi, in grado di proiettare sì l'anima nel Paradiso-Duat, ma anche di far elevare spiritualmente i fedeli, di dare loro un'illuminazione spirituale in grado di migliorare la loro vita. A differenza di Celestino V, campione di anti-materialismo appoggiato per calcolo dai Templari, Federico II ambiva a creare sudditi moralmente sviluppati e spiritualmente soddisfatti, in grado di riconoscere in lui il Re-Sacerdote che dialogava col divino superiore. Il modello di riferimento era la monarchia sacra di tipo orientale, un po' come il Faraone per gli Egizi o il sovrano di Persia, portato in Occidente da Giulio Cesare e inseguito vanamente da numerosi imperatori tra cui Ottaviano Augusto. L'Aquila in questo sogno diveniva la capitale sacra, la città celeste che derivava il suo nome dall'acqua e quindi dalla Dea Madre: non a caso la Dea Madre per eccellenza, Iside, veniva raffigurata alata, spesso in sembianze di rapace. In un certo senso quindi la città sacra, la Seconda Gerusalemme, manteneva il legame con la Madre Terra che nutre i suoi figli, abbevera il bestiame sacro composto da bovini e ovini, emblemi della divinità; e dall'altro proietta i suoi figli nel cielo, verso la loro vera dimora nello spazio profondo, in forma immateriale. La Porta Coeli è solo l'ultimo passaggio di un percorso di evoluzione interiore simboleggiato dal numero nove.
(Sopra, a sinistra) Castel del Monte, in Puglia, è l'emblema della passione di Federico II per il simbolismo esoterico legato all'Antica Religione. La sua forma ottagonale, circondata otto torri a loro volta ottagonali, è un richiamo esplicito alla Cupola della Roccia di Gerusalemme (al centro), luogo sacro dell'Islam edificato sulla Porta Coeli da cui Maometto ascese al cielo. La moschea fu costruita nella spianata del Tempio, occupata anticamente dal Tempio di Salomone (da cui i Templari presero il loro nome). (A destra) Giacobbe sogna la Porta Coeli, con gli angeli che salgono e scendono, in un'incisione rinascimentale. Il racconto biblico, alquanto "annacquato", potrebbe mascherare quella che in realtà pare essere un varco nelle Fasce di Van Allen, la rete elettromagnetica che circonda il nostro pianeta.
Il trionfo del 9
Nei piani di Federico II, ideatore di quel Castel del Monte che è il trionfo dell'otto, il nove è il trionfo del divino, il fine ultimo di tutta l'umanità. L'Aquila in verità è il trionfo di un multiplo del 9, il 99: la città infatti per la tradizione fu creata dall'unione di 99 villaggi e possiede 99 pozzi, 99 castelli, 99 piazze, 99 chiese (che a dire il vero sono una sessantina) che effettuano 99 rintocchi. Il cuore di tutto è rappresentato dalla Fontana delle 99 Cannelle, un incredibile piazza di forma palesemente trapezoidale in cui da 93 mascheroni e da sei bocche separate fuoriescono 99 getti d'acqua. Costruita nel 1272, la fontana ebbe inizialmente solo una trentina di bocche da cui scaturiva purissima acqua sorgiva. Nel 1580 furono aggiunte le altre sessanta bocchette, a cui alla fine dell'800 si aggiunsero le ultime sei cannelle senza mascherone per completare il numero sacro. Questo era il "Locus Accula", il centro su cui sorse la città: ma la Fontana delle 99 Cannelle ha la sua peculiarità per essere la copia esatta di un'importantissima fonte gerosolimitana, la Piscina di Siloe situata ai piedi del Monte Ophel, citata tanto da Isaia nella Bibbia quanto presente nei Vangeli (Gesù vi curò un uomo cieco dalla nascita bagnando i suoi occhi con quell'acqua sacra). Straordinaria per questa fonte è la forma della vasca, trapezoidale, richiamando in tal modo un simbolismo antichissimo legato alla Madre Terra. Del resto si sa che la Palestina fu abitata da popolazioni Cro-Magnon fin da 20mila anni fa, genti protoindoeuropee che certamente avevano affinità con i Liburni e Liguri. Gerusalemme vantava inoltre un tempio tra i più celebri e importanti del mondo, il Tempio di Salomone in cui venivano custodite le Tavole della Legge, la Menorah e soprattutto l'Arca dell'Alleanza.
(Sopra a sinistra) L'incredibile Fontana delle 99 Cannelle mostra, oltre alla forma a Trapezio, anche il disegno di tre enormi quadrati concentrici al suo interno: chiarissimo esempio di Triplice Cinta dal fortissimo significato simbolico. Questo infatti è il pozzo sacro alla dea Madre che diede il nome alla città. (A destra) La forma trapezoidale è visibilissima dalle foto satellitari: la Fontana delle 99 Cannelle è un luogo di collegamento tra cielo e terra. (Sotto, a sinistra) La Funtana e' Baule, in Sardegna, è una delle centinaia di fonti sacre alla Madre Terra caratterizzate dalla stessa forma della fontana aquilana. Un simbolismo universale diffuso in tutte le aree occupate dai Cro-Magnon e presente in modo analogo nella Piscina di Siloe a Gerusalemme. Il luogo, citato nella Bibbia e nel Vangelo di Giovanni, è ricco di tradizioni religiose. Anche qui troviamo il Trapezio simbolo delle acque terrestri vivificanti (nella ricostruzione a destra).
Anche l'Aquila ha il suo tempio sacro, rappresentato dalla Basilica di Collemaggio. Ma questa non è attribuibile al lavoro di Federico II ma a quello dei suoi più acerrimi nemici, interessati comunque al suo lavoro di replica esoterica della Gerusalemme Celeste. Per comprendere il senso di ciò occorre tornare alla Porta Coeli di Roccamorice, legata a Pietro da Morrone-Celestino V. Il legame di Celestino V con i Templari e con questo posto di congiunzione tra cielo e terra non può essere frutto del caso e anzi rientra appieno nel discorso esoterico della fondazione dell'Aquila. A lui infatti la città deve l'edificazione della Basica di Santa Maria di Collemaggio, straordinario esempio di architettura gotico-romanica carica di un simbolismo esoterico di origine templare. Nel 1274 Pietro da Morrone, al ritorno dal Concilio di Lione, volle costruire la basilica aquilana, a suo dire su indicazione della Madonna in persona. La chiesa fu consacrata dopo solo 14 anni, un lasso di tempo brevissimo anche per gli standard moderni. Chiaramente l'edificazione fu intrapresa attraverso maestranze templari avvezze alle tecniche costruttive delle cattedrali gotiche francesi, che erano poi i veri sponsor della futura elezione a papa di Celestino V. Con Collemaggio, situata nel progetto della Seconda Gerusalemme esattamente nel punto in cui sorgeva il Tempio di Salomone, si concludeva il progetto federiciano, ma in un certo senso il passaggio della città al dominio guelfo degli Angiò sottrasse all'Aquila il ruolo di Città Santa. I Templari, che di lì a poco sarebbero a loro volta scomparsi, mantennero Roma come sede della Cristianità; i Teutonici si dedicarono alla conquista dei territori del Nord Europa e i Cistercensi furono soppiantati da nuovi ordini, come i Francescani. Con il dominio angioino, venne reintrodotto il Feudalesimo, che schiacciò la popolazione abruzzese fino all'arrivo di Napoleone, nel 1806. La Seconda Gerusalemme divenne così la capitale della pastorizia e dell'allevamento, precludendosi alla modernità fino ai tempi recenti.

Lorena Bianchi

(A sinistra, in fondo) La Basilica di Collemaggio, riproduzione ideale del Tempio di Salomone a Gerusalemme, fu fondata dal futuro papa Celestino V (al centro) nel 1274. Realizzata in tempi record da maestranze templari, racchiude al suo interno segreti simbolici ed esoterici. (Qui a fianco) Il Massiccio del Gran Sasso domina imponente L'Aquila e i suoi segreti, muto testimone di una storia antichissima che il terremoto del 2009 non è riuscito a cancellare.

 

 

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