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In termini turistici
l'Antro della Sibilla è un apprezzato sito archeologico
che sorge sulla sommità di una collina vulcanica; si
tratta dell'acropoli di Cuma, a Pozzuoli, in provincia di Napoli.
Questo sito non solo è importante perché è
la colonia greca più antica d'Italia: la sua origine
infatti risalirebbe al IX-VIII BCE, quando una colonia di calcidiesi
provenienti dall'isola Eubea si stanziarono su questa superficie
già abitata da popolazioni autoctone più arretrate.
Ma un altro motivo che rende importante questo posto è
il cosiddetto Antro, il luogo in cui vaticinava la Sibilla Cumana.
Questa enigmatica grotta a forma di trapezio è stata
attribuita appunto alla residenza (o "al posto di lavoro")
della celeberrima Sibilla Cumana, consacrata al dio Apollo:
si dice che questa antica sacerdotessa, le cui origini si perdono
nel mito, prevedesse il futuro rispondendo in modo enigmatico
e ambiguo ai quesiti degli antichi guerrieri, greci ma anche
romani, che le sottoponevano prima di partire per la guerra.
Da lei non a caso deriva il termine "sibillino". Ufficialmente
la galleria sarebbe stata realizzata dagli antichi Greci e poi
dai già citati Romani, venendo prodotta in due periodi:
il primo tra il VI e il V secolo BCE quando furono scavati
in un tufo molto duro la galleria e la sala dell'oracolo; poi
successivamente, nel IV-III secolo BCE, fu modificata e ampliata.
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Un'altra ipotesi attribuisce l'origine della grotta
a tempi più recenti, in quanto qualche archeologo dice essere
stata scavata al tempo della Seconda Guerra Mondiale allo scopo di
usarla come bunker o deposito di munizioni.
Una riflessione però ci viene in mente: che siano stati i Romani
o i Nazisti, perché prendersi il disturbo di scavare a forma
di trapezio invece che una semplice galleria a sezione rettangolare?
Di certo guardando l'Antro nel suo insieme non ha molto lo styling
dell'architettura romana! Infatti da una attenta analisi si può
notare una sorprendente analogia con la galleria che conduce alla
celeberrima tomba sotto la piramide Maya del re Pacal, a Palenque
in Messico. La cosa sarebbe già clamorosa di per sé:
tuttavia questo non è l'unico esempio, ben altri sono i siti
archeologici nel mondo in cui sono state riscontrate le similitudini
con questo monumento. Ricordiamo ad esempio le porte a trapezio delle
tombe etrusche, in Toscana e Lazio, anch'esse alquanto misteriose,
o addirittura il nostro pensiero va a quelle mura megalitiche del
popolo inca a Cusco e a Ollantaytambo in Perù. Cosa assai strana,
se si pensa che tutte queste popolazioni antiche erano distanti tra
loro migliaia di chilometri ma con una cosa in comune così
peculiare come la "porta a trapezio".
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| L'Antro
della Sibilla Cumana, lungo 131 metri. Notare una misteriosa
luce Orb sulla sinistra... |
La
galleria trapezoidale che dal tempio sulla sommità della piramide
di Palenque conduce alla cripta ove riposa il Re Pacal. |
La
Lastra di Palenque ricopre il sarcofago del re Maya Pacal nella
Piramide di Palenque, in Messico. Notare il gradino che sostiene
la lastra. |
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Altri esempi di porte a trapezio: Tempio Maya di Copan, in
Honduras...
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Tomba etrusca a Cerveteri...
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Pozzo sacro di Santa Cristina, a Oristano, in Sardegna...
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Machu Picchu, tempio dell'Intuhuatana (Perù)...
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(Sopra) A Ollantaytambo, in Perù, la nostra autrice
sotto una porta megalitica preincaica... (A destra) A Cuzco,
fortezza di Sacsahuaman, ancora la nostra Antonella sotto
una porta trapezoidale alta quattro metri...
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Ancora oggi si cerca di capire quale sia realmente
il significato di questo tipo di geometria nell'architettura antica.
Molte sono le ipotesi fatte dalla scienza ufficiale per spiegare cosa
era realmente questo Antro, da chi fu costruito, quale funzione aveva
e il perchè di questa forma. Chi parla di unione del maschile
(forma quadrata) al femminile (forma triangolare), chi invece sostiene
una tesi di salita dell'uomo verso la perfezione celeste… Non
lo sappiamo, non esistono prove certe. Ma entrando nella grotta, alta
cinque metri, larga due e mezzo e lunga circa 131 m, si nota che sulla
parete destra si aprono nove aperture anch'esse a forma di trapezio,
mentre a un certo punto si vede impressa sul muro una profonda impronta
di una mano scavata nella roccia. Verso la metà del corridoio
sulla sinistra si trova un'apertura di forma quadrata con tre bracci
disposti a croce anch'essi trapezoidali. Queste tre aperture sono
poste più in basso e vi si accede da una piccola scala posta
sulla sinistra di ogni sala ma oggi sbarrata. In fondo alle sale si
trovano delle vasche che ricordano vagamente dei sarcofagi ma di dimensioni
molto più ridotte. Poco più avanti, sempre sulla sinistra,
si apre quella che sembra essere una piccola stanza larga pochissimi
metri quadri e alta circa 1,60 m, con all'interno una sorta di singolarissimo
"divanetto" angolare in pietra. Arrivando poi sul fondo
della galleria si entra in una sala quadrata attraverso un arco, ma
stavolta a sesto tondo: e subito sulla sinistra si accede, sempre
attraverso un arco tondo ma più basso del precedente, in quella
che dovrebbe essere la stanza dell'oracolo, anche qui con tre archetti
tondi disposti a croce. Ad una persona che accede nella prima stanza
e guarda verso l'oracolo ha subito l'impressione di trovarsi di fronte
a un'anticamera e che la galleria continui attraverso queste tre porte,
ma subito ci si rende conto che questi ultimi sono chiusi, come se
degli enormi blocchi cubici ostacolassero l'accesso in queste porte.
Infatti sembra un po' strano che dopo un così lungo percorso
la grotta termini all'improvviso in quella che dovrebbe essere la
sala dell'oracolo larga solo pochissimi metri quadri; e se si guarda
attentamente le tre porte non sembrano essere scavate anch'esse nella
roccia, ma dalle fessure negli angoli sembra che tre massi chiudano
le entrate; tra l'altro su quello centrale sono incisi due profondi
solchi. Altre stranezze si notano lungo il corridoio: sulle pareti
vi sono dei buchi larghi circa una decina di centimetri su entrambe
le parti, come se delle travi avessero attraversato da un lato all'altro
il passaggio, mentre piccole nicchie si aprono sulla parete sinistra
ogni tanto. Infine i fianchi della grotta presentano una sorta di
scalino, come se qualcosa vi poggiasse sopra.
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Uno dei finestroni laterali dell'Antro
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L'apertura delle tre stanze laterali disposte a croce
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Le vasche in una delle tre stanze laterali
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La stanzetta laterale con il "divanetto"
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Solchi lungo le pareti dell'Antro
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La misteriosa impronta di mano scolpita sulla parete
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(A
sinistra) Questa anticamera sarebbe secondo gli studiosi la
stanza dell'Oracolo. Si possono notare i tre archi chiusi. (A
destra) La porta centrale dell'Oracolo, notare i "graffi" a
mo' di maniglia e lo sporco che si è insinuato sotto la pietra,
come se dietro ci fosse un'altra stanza. |
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Come già accennato prima, guardando la grotta
del sarcofago di Pacal è molto simile nella forma all'Antro
della Sibilla, anche per quanto riguarda questo "scalino"
sulla parete in basso. Difatti la lastra che copre il sarcofago del
re poggia proprio su queste sporgenze. Ciò ci può far
pensare che qualcosa di simile a delle lastre poteva essere posto
al centro della galleria, forse lungo tutto il corridoio. Ma se così
fosse, visto che l'Antro non era una tomba, a cosa potevano servire?
E nella stanza dell'oracolo con le tre porte, se queste erano tali,
cosa potrebbero celare dietro? Magari qualche camera segreta o addirittura
altri corridoi che condurrebbero chissà dove. Forse il famoso
accesso agli inferi che il poeta Virgilio racconta nella sua famosissima
Eneide.
Tutta la zona dei Campi Flegrei è connessa al mito degli inferi
e dell'Ade. Il vicinissimo Lago d'Averno per i classici celava l'ingresso
al Tartaro, l'oltretomba dei popoli greco-romani. Non a caso Virgilio
manda qui il suo eroe Enea per incontrare il padre Anchise nei Campi
Elisi; e forse non a caso sotto il livello dell'Antro esiste la Cripta
Romana, un'incredibile esempio di architettura e di ingegneria sotterranea
che collega la zona di Cuma proprio al Lago d'Averno, congiungendosi
alla Grotta di Cocceio. Il tunnel è esplorato per 180 metri,
ma oltre i detriti potrebbe proseguire ancora, inesplorato.
Cuma è un posto fantastico e fuori dal mondo, ma c'è
un altro luogo famosissimo che presenta un tipo di architettura a
forma di trapezio. Questo strano stile si trova all'interno della
grande Piramide di Cheope in Egitto, nella silouette della Grande
Galleria. E non basta: qui si trova, nella Camera della Regina, una
specie di porta trapezoidale sulla parete formata dagli stessi massi
della piramide. Quest'ultima presenta similitudini con un'altra porta
in un sito archeologico Maya a Xocicalco in Messico.
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| La
Grande Galleria della Piramide di Cheope mostra chiaramente
l'architettura a trapezio. |
La
Camera della Regina sempre nella Piramide di Cheope mostra questa
strana apertura trapezoidale-piramidale in una parete verticale. |
A Xocicalco, in
Messico, i Maya costruirono un tempio con la stessa identica
apertura trapezoidale presente a Giza: il significato di queste
strutture non è in alcun modo noto. |
Ci viene subito da
pensare come sia possibile che tutte queste antiche culture avessero
lo stesso tipo di architettura e che significato potesse avere la
forma del trapezio. Cosa poteva unire Cuma con la cultura maya,
con quella egizia e a quella inca? Tutto questo presuppone che ci
sia stata un'unica cultura molto antica o addirittura antidiluviana
che ha realizzato lo stesso tipo di architettura in tutti questi
luoghi del mondo, un'architettura di tipo megalitico edificata da
una civiltà tecnologicamente avanzata; ancora una volta tutto questo
ci porta a pensare alla civiltà di Atlantide. Infatti si dice che
gli Etruschi discendano proprio dagli abitanti del mitico continente,
e lo stesso si dice anche, guarda caso, dei Maya, degli Egizi e
degli Incas e probabilmente questi progenitori erano approdati,
dopo il Diluvio, anche nella zona di Cuma. Considerando questa possibilità
e il perché proprio qui scavare la grotta, ci viene da pensare che
a ovest, a pochi chilometri dal complesso archeologico, si trova
l'isola di Ischia, in cui come abbiamo già parlato nel nostro precedente
articolo sulla Terra Cava, si troverebbe
uno degli ingressi per il mondo sotterraneo di Agharti, legato anch'esso
al popolo di Atlantide. Proprio nei Campi Flegrei esiste una leggenda
che parla del misterioso popolo dei Cimmeri
citati anche da Omero nell'Odissea. Questo popolo era legato al
mondo sotterraneo Flegreo, antichi abitanti della zona cumana che
vivevano nel sottosuolo molto tempo prima che vi arrivassero i Greci
e i Romani. Gli stessi sono citati anche da Strabone, che li descrive
come una popolazione che viveva in "case sotto il suolo chiamate
argille e attraverso le gallerie si visitavano l'un l'altro" - una
tipologia abitativa che ricorda gli indiani Anasazi degli Stati
Uniti e le città delle fate della Cappadocia in Turchia - e che
gli antichi identificavano con i morti che uscivano dall'Ade. Quindi
è probabile che gli stessi, magari proprio entrando dall'Antro della
Sibilla o forse da un luogo lì vicino, arrivassero ad Ischia e da
lì chissà fino al centro della Terra, fino ad Agharti. Forse proprio
dietro le misteriose porte dell'oracolo si potrebbe celare uno degli
ingressi a questo misterioso mondo sotterraneo…
Antonella Verdolino
Tutte le fotografie e il video dell'Antro della Sibilla
sono (C) di Alessandro Verdolino
(Sopra a sinistra) La Crypta Romana di Cuma:
al di sotto dell'Antro vi è una città sotterranea,
ancora in fase di scavo da parte degli archeologi, collegata
a una galleria che conduce alla Grotta di Cocceio nel Lago
d'Averno, l'ingresso al Regno degli Inferi secondo gli antichi.
Forse un collegamento con il regno sotterraneo di Agharti?
Uno degli ingressi a questo misterioso mondo è situato
tradizionalmente sul Monte Epomeo dell'isola di Ischia. E
Ischia è lì, a pochi chilometri da Cuma (foto
al centro)... (A destra) Un caccia spaziale Viper della serie
tv "Battlestar Galactica" pronto alla partenza sulla
sua catapulta. Notare la forma trapezoidale della rampa di
lancio... Qualche scrittore di mistero ha ipotizzato che l'Antro
della Sibilla così come altri luoghi similari fossero
in realtà basi di lancio dei famosi Vimana, gli aerei
dell'antichità descritti dai testi Indù...
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