Le anomalie di Marte (prima parte): i veri colori del cielo
Le analisi al computer delle foto scattate dalle missioni americane sul Pianeta Rosso mostrano ogni volta colori diversi. Fenomeno naturale o in realtà Marte ha un'atmosfera?
Marte ha sempre suscitato un particolare interesse nell'ambiente scientifico per le sue caratteristiche che lo rendono per molti aspetti simile al pianeta Terra. Già in passato, fino ai giorni nostri, si è spesso anche fantasticato su eventuali forme di vita. Questo grazie alle iniziali osservazioni fatte dai primi astronomi come i vari Herschel, Cassini, Fraunhofer e così via fino al celebre Schiapparelli: lo scienziato italiano affermò alla fine del XIX Secolo di aver individuato sul Pianeta Rosso dei "canali" attribuiti a una civiltà tecnologicamente avanzata. Con l'avvento dell'Era Spaziale, dopo i numerosi fallimenti delle prime sonde, fu il Mariner 4 ad avvicinarsi il 14 luglio del 1965 a Marte scattando 22 immagini riprese ad una distanza di 16.900 km dalla superficie. Queste foto scattate nella zona cosiddetta Amazonis mostravano una superficie ricoperta di crateri e vulcani; in base alle immagini e ad altri fattori si dedusse che la pressione doveva essere tra circa 4,0 e 6,0 millibar, molto più bassa quindi di quella terrestre, mentre l'atmosfera era probabilmente composta dal 95% circa di anidride carbonica, 2,7% di azoto e solo lo 0,13% di ossigeno.
La sonda non vide nessuna traccia d'acqua, che almeno allo stato liquido era inesistente: praticamente un pianeta totalmente arido e morto.Tutto questo faceva ritenere che sulla superficie marziana non esistesse alcuna forma di vita. Fu dopo altri svariati tentativi che nel maggio del '71 finalmente la sonda americana Mariner 9 giunse sulla superficie. A causa di un'improvvisa tempesta di sabbia le riprese non risultarono molto chiare, si poteva solo scorgere la calotta polare meridionale, mentre il resto erano solo particolari poco visibili. Alcuni giorni dopo però, passata la tempesta, la sonda riuscì a mappare il pianeta nella zona meridionale, mostrando una superficie intensamente ricoperta di crateri, enormi vulcani, letti di fiumi disseccati e un vastissimo canyon ribattezzato in suo onore Valles Marineris.Tutti particolari che alla fine fanno oggi pensare che questo mondo apparentemente morto sia stato in realtà, in un lontano passato, ricco di acqua e di vita. Un particolare però non si era stati ancora in grado di sapere: quale era il colore vero della superficie del pianeta, dato che le foto erano tutte in bianco e nero. Dalle osservazioni fatte nella storia fino ad oggi si sapeva che il terreno era ricoperto di sabbia rossa e quindi si ritenne che anche il cielo doveva assumere una colorazione di tipo rosato viste le polveri alzate nell'atmosfera, allo stesso modo di come accade nei deserti terrestri durante le tempeste. Furono aggiunte così nuove colorazioni artificiali (ammesse esplicitamente dalla stessa Nasa) allo scopo di raggiungere un risultato abbastanza realistico. In seguito con le nuove missioni delle sonde Viking, orbitali e terrestri, e dei robot Spirit, Opportunity e Sojourner che hanno camminato per centinaia di km su Marte, si è riusciti ad avere immagini molto più dettagliate sia dei particolari dell'ambiente che dei colori. Alcune singolarità però non ritornano: molte foto differiscono tra loro nelle tonalità, mentre si vede che su alcune il terreno è di un rosso-marroncino simile alla terra battuta dei campi da tennis, in altre il colore risulta molto più accentuato, di un rosso intenso molto acceso tanto da far assumere anche il cielo una colorazione alquanto strana, quasi "falsificata". Infatti a volte risulta verde scuro, a volte quasi rosso fuoco, a volte beige scuro o addirittura viola. Un po' strani questi cambiamenti di colore così evidenti , anche perché un paio di foto risultano avere il cielo perfettamente azzurro proprio come il nostro pianeta Terra. Per quanto riguarda le vecchie foto, queste sono state necessariamente colorate perché in bianco e nero e il risultato era per i tempi abbastanza realistico, ma oggi guardando queste strane colorazioni è evidente che siano state corrette: ma perché questa necessità di farlo? Una domanda ci viene in mente. E se l'atmosfera di Marte non fosse poi così diversa da quella della Terra? Lo analizzeremo ora con una sequenza di foto secondo noi colorate artificialmente: le ripuliremo con i filtri del programma di grafica digitale "Photoshop". Vero o falso che sia, cercheremo almeno di immaginare come sarebbe Marte con il cielo azzurro.
(A sinistra) Le prime foto del suolo marziano furono scattate nel 1975 con le sonde Viking: come si può vedere, la Nasa diffuse questa tonalità rossastra del suolo che faceva diventare il cielo di un grigio-verde scuro. Ma già i primi programmi di grafica computerizzata erano in grado di ripulire le immagini svelando quello che potrebbe essere il vero colore del cielo. (In basso a sinistra) La stessa foto del Viking ripulita dal filtro giallastro mostra come cambia sia il colore del suolo che quello del cielo, che diventa un bellissimo azzurro. (Al centro e a destra) Altre due foto della sonda Viking mostrano un cielo decisamente più terso e un sole vivido.

 

(Sopra a sinistra) A dire il vero già la Nasa negli Anni '70 aveva diffuso immagini assai diverse da quelle di oggi, che mostravano un Marte con la brina e un cielo azzurrino. (In alto a destra) La stessa zona senza brina, in estate... (A destra) Anche oggi la Nasa diffonde foto similari, definendole però "in falsi colori", come questa ripresa dal rover Opportunity.

 

A sinistra e a destra abbiamo messo a confronto le foto originali e quelle ripulite attraverso i livelli di Photoshop: questa è una ripresa della sonda Viking 2 nel 1976...
Nel 1997 la Nasa inviò la sonda Pathfinder con a bordo il robottino Sojourner. Notare la differenza di colorazione con le foto delle missioni Viking, di un rosso meno clamoroso...
Nel XXI Secolo arrivarono i rover Spirit e Opportunity sulla superficie del Pianeta Rosso. E se i colori fossero come l'immagine ripulita a destra?
I rover marziani alimentati a pannelli solari hanno percorso e stanno ancora macinando decine di chilometri sulla superficie marziana, regalandoci scorci di colline e sassi...
Nella regione di West Spur il cielo cambia ancora colore, diventando viola: se sovrapponiamo un filtro rosso sull'azzurro il colore diventa appunto viola...
Il cratere Gusev ripulito: da notare anche una strana "pavimentazione"...
Anche le immagini del terreno sassoso fotografate dai rover : con la ripulitura, da notare la tonalità del suolo comunque rossiccia ma ombre e contrasti decisamente più netti.
Un altro cielo beige-rossastro che ripulito diventa un cielo temporalesco.

 

Una ripresa a 360° del rover Spirit mostra un cielo rosato...
La nostra ripulitura dimostra in realtà la presenza di un fronte temporalesco.

 

Una curiosità: la foto panoramica scattata dalla sonda Venera 13 nel 1983 sul pianeta Venere mostra una luminosità sorprendente per un'atmosfera densa come la sua. Possibile che Marte, che possiede un'aria più rarefatta, debba apparire più scuro?
(A destra) Un tramonto marziano senza filtri e con il rover Spirit a osservare dalla collina: il cielo non appare rosso come nelle altre foto ma consono a un'atmosfera tenue. Il dubbio è: perché colorare queste fotografie? Gli scienziati hanno sostenuto che il color rosato fosse dovuto alle tempeste di sabbia marziana, ma non ci pare possibile che l'atmosfera marziana sia perennemente avvolta da tempeste, anche perché nelle foto via satellite le nubi appaiono bianche (non rosse!) e a differenza della Terra si è sempre detto che Marte possieda un'aria sottile senza acqua e ossigeno. Se non vi sono mari, se non vi è evaporazione, chi dà al pianeta l'energia per scatenare tali tempeste? Evidentemente il fenomeno non è chiaro...E se Marte avesse un'atmosfera densa?

(CONTINUA: Cydonia: le piramidi e la sfinge)

Antonella Verdolino

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