Amazzoni, terribili "Androcide"
Relegate per secoli nel mito e nella leggenda, ora le Amazzoni sono considerate dagli studiosi un popolo storicamente esistito, ultimo eccezionale rappresentante della Cultura Matriarcale
Redigendo il timone del numero estivo di Sator ws, siamo state colte da un dubbio. In che rubrica del Dizionario del Mistero, il nostro archivio, avremmo dovuto inserire l'articolo sulle Amazzoni? In prima battuta, la logica suggerisce che la collocazione per antonomasia sarebbe nella categoria "Mitologia": non fosse altro per le implicazioni della leggenda tramandata dagli autori greci, scritta in chiave antifemminile e antifemminista, ma anche in un'ottica di razionalità contrapposta al potere devastante dell'istinto. Tuttavia la tangibilità dei ritrovamenti e la sua collocazione geografica, tra l'Anatolia e il Caucaso, fanno rientrare di diritto le Amazzoni nella nostra ormai infinita indagine sui popoli di stirpe indoeuropea. Li chiamiamo così, ma forse il termine più corretto sarebbe Cimmeri: un popolo bianco, globale e pacifico, che ha lasciato tracce in tutto il mondo. Quindi inseriremo questo articolo nella rubrica "Antropologia", rendendo merito a un popolo importantissimo nella storia dell'Umanità. Sì, perché in un certo senso le Amazzoni rappresentano per i Greci e per i prodromi dell'odierna Cultura Occidentale un costante e assoluto incubo, l'inconscio ancestrale e nascosto, una a-civiltà occulta e pericolosa. Androcide, venivano chiamate, assassine di uomini: non di esseri umani, ma solo di maschi.
(Sopra) Essendo di stirpe indoeuropea, le Amazzoni avevano un rapporto simbiotico con il cavallo. Il mito racconta che fin da piccole le bambine venivano allattate con latte di giumenta e da adulte si nutrivano di carne cruda e giunchi. Dormivano con il proprio cavallo, che cavalcavano a pelle, cioé senza l'ausilio della sella.
E' nella Grecia dell'VIII secolo BCE, nella cosiddetta età arcaica, che assieme ai racconti dell'Iliade e dell'Odissea emerge la figura ideale della donna guerriera. "Amazzone", letteralmente "senza un seno", come sosteneva Erodoto, è in realtà un termine di incertissima etimologia. In caucasico "amasa" significa "sacerdotesse della Luna", in armeno "donne della Luna". La leggenda delle donne senza un seno prende origine dall'Iliade, in cui si racconta che Bellerofonte le affrontò durante la lotta con la mostruosa Chimera. Esiodo poi narra del mito di Ercole che, durante le sue Dodici Fatiche, deve rubare la cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni; poi ancora Ercole, assieme a Teseo, rapisce un'altra regina, Antiope e per risposta le donne guerriere metteranno l'assedio addirittura ad Atene, venendo, per fortuna dei Greci, infine sconfitte.
Un racconto postomerico narra di Achille che viene sfidato a duello dalla regina Pentesilea, che solitaria combatteva con i Troiani durante la celebre guerra. Achille, dopo un lungo duello, colpisce a morte la donna e nell'attimo in cui lei cadde a terra morta, se ne innamora. La storia termina con il rapporto sessuale turpe di Achille con il corpo ormai esanime di Pentesilea, racconto che suscitò censure e perversioni fino a tutto il XIX Secolo… Più storicamente, vari autori ci narrano delle Amazzoni: uno è lo pseudo-Ippocrate, che colloca il popolo femminile sulle rive del Mar d'Azov. "Sulle coste del lago Meotide vive una stirpe scita che però si distingue dalle altre. Il loro nome è Sauromati. Le loro donne cavalcano, tirano l'arco e lanciano il giavellotto stando in groppa al cavallo. Restano vergini fino a quando non hanno ucciso tre nemici e solo allora, assolti i tradizionali riti sacrificali, possono sposarsi. Una donna che prende marito non può più cavalcare, a meno che non ce ne sia bisogno in periodo di guerra. Non hanno il seno destro, perché da piccole le loro madri vi applicano sopra uno strumento rovente di bronzo; in tal modo ne arrestano la crescita e ne spostano tutta la forza e la robustezza nella spalla e nel braccio destri". Il popolo citato, quello dei Sauromati o Sauromazi, era chiamato in latino "Sarmati" e oggi sappiamo che i Sarmati sono un popolo molto importante nella cultura indoeuropea. Anche Diodoro Siculo associa i Sarmati alle Amazzoni, confermando l'ipotesi della mutilazione al seno, mentre Teofane di Mitilene colloca il loro regno più a Est, nell'attuale regione del Daghestan (anche Strabone le indica in questa regione, pur affermando che si tratta di un mito). Un altro autore che narra delle Amazzoni in termini storici è il famigerato Erodoto, che racconta che la terra di origine delle donne guerriere non è il Mar d'Azov ma più a sud, nelle regioni dell'Anatolia caucasica, nei pressi del fiume Temodonte (vicino all'attuale città di Samsun, in Turchia). Riprendendo la leggenda delle fatiche di Eracle, Erodoto ci narra che i Greci, dopo aver sconfitto le Amazzoni a Timiscira, le fecero prigioniere e le caricarono su numerose navi per venderle in Grecia come schiave. Al largo del Mar Nero però, le Amazzoni sopraffecero i marinai greci uccidendoli tutti. Un'improvvisa tempesta le spinse fino alle coste del Mar d'Azov, nel territorio occupato al tempo dal regno degli Sciti.
(Sopra) Cratere greco che mostra Ercole in lotta con Ippolita. (Sotto) Lo scontro tra Achille e Pentesilea accese per secoli la fantasia popolare.
Sopravvissute al naufragio, le donne guerriere sottrassero i cavalli al primo gruppo di uomini che incontrarono e con le cavalcature, misero a ferro e fuoco l'intera Scizia. Erodoto, con la sua solita loquacità prolissa, si perde nelle schermaglie dialettiche tra la regina amazzone e i pochi maschi sciti rimasti: alla fine del racconto, Sciti superstiti e Amazzoni si diressero a oltre il fiume Don, dove ancora vivevano nel V secolo BCE. Lo storico greco prosegue sostenendo che i discendenti di queste coppie erano i Sarmati, i quali continuavano ad osservare gli antichi costumi amazzonici.
I testi di Erodoto, al solito, mischiano fatti reali e invenzioni, ma su una cosa concordano con i dati storici: i Sarmati effettivamente erano un popolo legato al culto di una Dea Lunare, non dissimile dalla Morrigan celtica, vergine e guerriera. Il concetto di Dea in armi, affine alla greca Athena, era presente in moltissimi popoli indoeuropei e anzi il modello della stessa Athena potrebbe essere stato copiato in tutto e per tutto da una grande Dea etrusca, Menerva (che darà anche origine alla romana Minerva). Le Amazzoni, alias i Sarmati, sarebbero dunque un popolo matriarcale in cui le donne imitavano l'indole della loro divinità, similare all'assoluta istintualità brutale di un'altra Dea guerriera, l'egizia Sekhmet. In Egitto Sekhmet era la parte dualistica e oscura di Hathor, Dea Madre per eccellenza e a sua volta aspetto della Dea dell'Universo Iside. Dal bene materno, dall'amore femminino, scaturisce una forza senza pari: era questo il potere occulto e spaventoso delle "antianérai", antitesi dell'eroe greco tradizionale. Se quest'ultimo infatti è il trionfo del razionale per quanto dominato da passioni e tormenti, il carattere predominante delle Amazzoni è quello di essere "androktònoi", appunto androcide, sterminatrici di uomini. Femmine forti come il maschio, ostili al maschio, nemiche della società patriarcale in cui i ruoli sono stabiliti, in cui le caste sono cristallizzate. Raramente un mito ebbe nella storia umana tanta forza evocatrice: "Poesia e terrore, la paura e il fascino della potenza femminile", quando una donna si impadronisce del potere vengono meno i presupposti fondanti della polis e in generale della società stessa. La donna diviene sessualmente aggressiva, sessualmente libera nella scelta riproduttiva. Da ciò ne deriva, per la logica patriarcale, un degrado della specie, un meccanismo psicologico inconscio di orrore e di difesa. Gli autori latini fecero notare che avere un seno mutilato, pregiudicando la capacità delle Amazzoni di allattare, faceva di esse delle cattive madri, dunque cattive donne, dunque un pericolo per la sopravvivenza della specie umana. Il mito della donna nemica della specie riemerge "quando si è in presenza di una minaccia esterna, politico-militare, e una interna, di tipo sociale, generata da una ridefinizione dei rapporti tra i due sessi, quando è necessario riscrivere e rimettere in discussione i simboli" sottesi da questa leggenda, come scrive V.E. Russo. E i pericoli del femminino, in una società patriarcale appunto chiusa e cristallizzata come quella greca, erano sempre incombenti. Ma è la genesi stessa della famiglia patriarcale a porre la donna fuori dal suo ruolo naturale di guida della comunità. In un ambiente come quello delle steppe la società per forza di cose non può che essere matriarcale, perché manca delle strutture sociali gerarchizzate atte alla genesi e al mantenimento di una comunità stanziale. E' evidente che ove un soggetto, di qualunque sesso, debba utilizzare armi per procurarsi da vivere e per difendersi dalle insidie naturali sviluppa una destrezza utile anche in caso di aggressione da parte di esseri umani ostili, maschi o femmine che siano. E' il mutamento operante con l'insediamento stabile in un sito predefinito che muta l'equilibrio: in un insieme organizzato di persone, in tutti gli insiemi organizzati di persone, il patto sociale stabilisce una divisione dei ruoli più consona alle varie abilità dei soggetti appartenenti.
(Sopra) Al di là delle solite rappresentazioni classiche, è stupefacente notare come gli artisti greci raffigurassero le Amazzoni con pantaloni attillati con disegni a losanghe tipici delle culture indoeuropee. (Sotto) Addirittura l'artista di questo piatto che mostra Achille che uccide Pentesilea, raffigura un'Amazzone con abito e acconciatura di fattura simile a quelli dei Nativi americani!
E' indubbio che da un punto di vista fisico il corpo femminile sia meno prestante di quello maschile sotto il profilo della forza, dunque è altresì logico che alle donne nelle primitive comunità fossero attribuiti ruoli di maggior attitudine come il "cardare la lana e maneggiar la conocchia", piuttosto che maneggiare archi e frecce. A prescindere da quello che accadde per il popolo dei Sarmati, tutto questo comportò nel resto del mondo la perdita per il genere femminile del ruolo centrale di guida. L'uso delle armi e lo stretto contatto fisico attribuì all'uomo un potere supremo di vita e di morte su chi non possedeva tali doti e strumenti. Donne e figli iniziarono un percorso di allontanamento dalla vita pubblica, con una modalità non molto diversa da ciò che si assiste in una tirannide: le brutalità che le Amazzoni riservavano agli uomini nella loro società, nell'Occidentale venivano destinate alle donne.
Ma che dice delle Amazzoni l'Archeologia? A prescindere dalle numerose fonti mitologiche asiatiche, si sono trovati riscontri concreti di donne combattenti nell'area delle steppe caucasiche, in una zona adiacente i confini dell'odierno Kazakhistan, ma anche nella Russia Europea, al di qua degli Urali. Tra il 1950 e il 1960 gli archeologi sovietici fecero una serie di importanti ritrovamenti: il primo in una tomba a pozzo, nei pressi del fiume Molochnaya, sul Mar d'Azov, quando fu rinvenuto lo scheletro di una giovane donna aristocratica, per la quale ad un corredo tipicamente muliebre si accompagnavano due punte di lancia poste accanto alla testa e, al suo fianco, una faretra con venti frecce. Il corpo era coperto da una corazza di ferro lamellato, tipica dei Sarmati. Era una vera Amazzone? La datazione tra il IV e il III secolo BCE sembrava confermarlo. Più a Est, all'interno di una tomba a tumulo, riportata alla luce a Kut, nelle steppe a Ovest del Dniepr, fu rinvenuto uno scheletro di una donna risalente all'incirca allo stesso periodo, anche qui con un corredo funebre estremamente femminile, più una spada di ferro e i resti di una faretra con trentasei frecce. A Zemo-Avchala vicino a Tbilisi, in Georgia, ancora negli Anni '60 alcuni agricoltori sovietici rinvennero casualmente la tomba di una donna inumata in posizione fetale e con accanto uno specchio di bronzo, due punte di lancia e lo scheletro di un suo servitore. Nella regione di Pokrovka, nella Russia meridionale, nel 1997 vi fu il ritrovamento di cinquanta scheletri di donne, sepolte con armi di vario tipo, in tumuli funerari risalenti al 600 BCE; per tacere della Principessa degli Altai, la mummia conservata nel ghiaccio di una donna di circa 50 anni trovata nel 1993 a Ukuk, sui Monti Altai, nella remota Siberia, a migliaia di km dalle steppe kazake. Forse una guerriera, forse una sciamana, la donna fu rinvenuta con il corpo completamente coperto di tatuaggi, armi e monili. Era anch'ella di stirpe europoide: appartenente al popolo dei Pazirik, forse era anch'ella esponente di una civiltà matriarcale ancestrale, risalente ai popoli preindoeuropei e antica di decine di migliaia di anni. Comunque sia, le Amazzoni si persero, in epoca romana, nel mito e molti storici arrivarono a dubitare persino della loro esistenza.
(Sopra) Ecco una vera Amazzone: lo scheletro rinvenuto in una delle tombe sarmate a Podrovka nel 1997 mostra una donna sepolta incredibilmente con le cosce aperte, come se stesse cavalcando. La freccia nell'immagine indica il Nord.
A dar loro torto, sebbene in modo postumo, furono le invasioni barbariche: durante le terribili devastazioni degli Unni guidati da Attila, destò sorpresa nella popolazione italica il rinvenimento di cadaveri di guerriere completamente armate. Del resto, gli Alani, una delle stirpi del popolo dei Sarmati, si unì agli Unni invasori dell'Impero Romano... E le ultime Amazzoni tra le fila dell'esercito barbarico contribuirono alla distruzione dell'istituzione che più di tutte contribuì al radicamento del patriarcato.

Lorena Bianchi

(Sopra, a sinistra) Statua di Amazzone ferita: nella scultura classica le donne guerriere non sono mai ritratte senza seno, come invece le descrivevano i letterati. Anzi, solitamente erano raffigurate prosperose e femminili. (Al centro) Altra immagine tratta da un cratere greco mostra un'Amazzone a cavallo vestita da oplita tradizionale e un'altra a piedi caratterizzata dall'abito reale, con pantaloni e veste corta. Nella realtà le Amazzoni vestivano anche una maglia di scaglie di ferro, inoltre portavano uno scudo ligneo a forma di mezzaluna (peltasta), un arco e un'ascia da battaglia mono o bipenne (a destra). Completava l'equipaggiamento una cuffia imbottita con lunghi paraorecchie, vagamente simile al berretto frigio. (Sotto, a sinistra) Oggi le Amazzoni sono ancora fortemente presenti nella cultura popolare: ne è un'esempio Wonder Woman, l'eroina dei fumetti e dei serial tv che nella trama appare come l'ultima regina delle donne guerriere. (Al centro) Più recentemente, la Regina delle Amazzoni Velasca è stata interpretata dalla bellissima Melinda Clarke nella serie "Xena, la principessa guerriera". (A destra) Ma anche più indietro nel tempo il tema delle Amazzoni ha sempre suscitato l'interesse degli artisti: ne è un esempio questo quadro, "La partenza delle Amazzoni", dipinto da Claude Deruet nel 1620.

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