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La Storia
non è una scienza esatta, si sa: basandosi su documenti
lacunosi e su ritrovamenti spesso contraddittori, lascia allo
studioso un arbitrio che ha veramente poco di scientifico, in
quanto condizionabile da ideologie e preconcetti. Fra tutti
i faraoni egizi, c'è un esponente che più di ogni
altro ha dato adito a innumerevoli pregiudizi. La storia di
Akhenaton, chiamato in origine Amenothep o Amenofi IV e vissuto
nella seconda metà del XIV Secolo BCE, è l'emblema
delle difficoltà di comprendere il reale svolgimento
dei fatti e in assenza di prove certe, procedere a tavolino
all'elaborazione di teorie false ed errate. Infatti Akhenaton
viene uninamemente considerato dagli egittologi il faraone eretico
inventore del Monoteismo e distruttore del Paganesimo: niente
di più falso in realtà, ma l'ansia di fornire
antecedenti prestigiosi alle religioni monoteistiche da parte
di archeologi e storici bigotti ha portato a questa credenza.
Akhenaton in effetti istituì il celebre culto del Dio
Sole Aton, ma non fu mai esclusivamente monoteista né
distrusse i templi dei Neteru, gli Dei egizi. Smontò,
questo sì, il culto di Amon-Ra, divinità suprema
primigenia e rappresentativa di tutto l'universo. Aton invece
rappresentava la nostra stella benefica ma anche apportatrice
di morte: un cambiamento che ha soprattutto nelle motivazioni
politiche la sua più logica spiegazione. Ma c'è
un altro mistero che caratterizza colui che in origine si chiamava
Amenofi IV: il fatto che si facesse ritrarre in fattezze femminili
a volte persino imbarazzanti. Anche su questo fatto gli egittologi
e altri studiosi più di confine si sono sbizzarriti nelle
spiegazioni più assurde, accuratamente evitando quella
più logica ma scomoda per la cultura patriarcale dominante.
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| (Sopra) Il volto
"alieno" ed enigmatico del faraone Amenofi IV-Akhenaton
mostra tratti femminili e sovrapposti attributi maschili tipici
dei sovrani egiziani. |
A nostro avviso la risposta a questi enigmi è
semplicissima e al solito per comprenderla occorre ricostruire nel
dettaglio tutte le vicende che si svilupparono in Egitto dal 1380
al 1330 BCE. La situazione politica internazionale
era, nel XIV Secolo BCE, abbastanza burrascosa. L'Egitto era la nazione
più importante dell'area mediorientale e aveva ricostruito,
dopo secoli di invasione degli Hyksos, il suo prestigio originario
grazie ad una serie di faraoni molto determinati. Uno di questi era
stato Amenofi II, sovrano della XVIII Dinastia, che alla fine del
XV Secolo BCE aveva realizzato un'importante alleanza con un popolo
abitante l'area tra le attuali Siria e Turchia, i Mitanni. Questa
popolazione era assolutamente particolare, perché ad una base
plebea di stirpe semitica, gli Hurriti, sovrappose un'aristocrazia
di origine indoeuropea. Questi Mitanni provenivano dall'India e facevano
parte delle popolazioni Ariane-Vediche di pelle chiara e capelli biondi
che invasero il subcontinente indiano, mettendo le basi della religione
indù. In un'Asia che ai tempi era quasi completamente in mano
a popolazioni indoeuropee di ceppo Cro-Magnon, questi Arii si insediarono
in un territorio al confine con quello di una popolazione gemella,
gli Ittiti parimenti indoeuropei, di cui per secoli rimasero vassalli.
A est del territorio dei Mitanni vi era il regno babilonese e soprattutto
l'ancora piccolo ma letale impero assiro, che costituiva il più
acerrimo nemico, per motivi religiosi e ideologici, delle popolazioni
indoeuropee.
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| (Sopra, a sinistra) La
Cartina mostra la siztuazione mediorientale dopo le guerre di
conquista del faraone Thutmosis III, bisnonno di Akhenaton.
In rosso si vede l'impero ittita, in blu il territorio dei Mitanni
e in giallo in basso i territori assogettati, allo scopo di
creare stati-cuscinetto, dall'Egitto. (A destra) In un bel disegno
di Angus McBride, specialista delle ricostruzioni di popoli
antichi, ecco come dovevano apparire i guerrieri Mitanni di
stirpe Cro-Magnon e di derivazione ario-indo-vedica. In realtà
quel regno si basava su una popolazione semitica, gli hurriti,
dominata da un'aristocrazia di origine idoeuropea: a questo
gruppo apparteneva Tadu-Heba, la celebre Nefertiti. |
I Mitanni, in una logica di contrapposizione tra blocchi,
erano fortemente appoggiati dagli Egizi, che vedevano in loro un potente
stato-cuscinetto tra i crescenti e tecnologicamente avanzati Ittiti
e i nemici più temibili, quegli Assiri che mezzo millennio
dopo avrebbero conquistato il mondo conosciuto. Logico quindi stringere
alleanze e mantenere buoni scambi commerciali con questi Mitanni,
tantopiù che l'Egitto vantava antichissime origini berbere:
e i Berberi erano una popolazione parimenti indoeuropea di ceppo Cro-Magnon,
e moltissime affinità si potevano trovare tra questi popoli.
Dopo le conquiste di territori asiatici, tra cui la Palestina, ad
opera di Thutmosis III e i molti decenni di stabilità internazionale
grazie alla politica pacifista di Thutmosis IV, che realizzò
molti trattati di pace e di alleanza, venne la volta del faraone Amenofi
III.
| Salito
al trono all'età di 12 anni, questo sovrano si segnalò
per essere un grande costruttore: a lui si deve l'erezione del
grande Tempio di Luxor e il restauro di quello di Karnak, nonché
di innumerevoli altri palazzi e di una nuova città capitale
sulla riva destra del Nilo, Amarna. Con l'Egitto alla sua massima
potenza, il faraone lasciò agli alleati Mitanni il disbrigo
delle pratiche belliche contro i "cattivi" assiri,
sempre temibili. A 14 anni Amenofi III sposò la principessa
nubiana Tiye, una figura fondamentale della nostra vicenda.
Tiye era assolutamente nera di carnagione e rientrava nella
logica del mantenimento delle alleanze: l'Egitto anni prima
aveva conquistato il territorio della Nubia, a sud della Valle
del Nilo, e manteneva con esso un rapporto di signoraggio. Tiye,
africana ma non egiziana, fu una regina contrastante nei giudizi
del popolo egizio, e questo rapporto di amore-diffidenza si
acuì nel momento in cui Amenofi III si fece vecchio e
malato, al punto da lasciare alla moglie la reggenza. Forse
per calmare gli umori della gente e anche per accondiscendere
il favore dell'alleato mitanno, impegnato in dispendiose guerre
di confine, Amenofi III prese in moglie due principesse di quello
stato: Gilu-Heba e Tadu-Heba, figlie del re dei Mitanni Tushratta,
erano due donne di stirpe chiaramente indoeuropea e una di esse
potrebbe essere la chiave di tutta la nostra storia. Fatto sta
che in questo momento particolare, con il faraone malato e la
nubiana Tiye a reggere le sorti della terra di Kemet, queste
due donne mitanne cambiarono la situazione. Infatti dopo il
loro arrivo, il potere passò nelle mani di un figlio
di Amenofi III, Amenofi IV: era il 1353 o il 1351 BCE. La presa
del potere di questo figlio lascia non pochi dubbi, perché
solitamente la linea dinastica passava per i primigeniti o i
figli di stirpe reale. Poiché Amenofi III aveva avuto
svariati figli ma nssuno di questi era salito al trono, si deve
dedurre che non fossero figli di Amenofi III o di Tiye, bensì
di concubine e spose minori, che venivano assegnate al sovrano
ma i cui figli non avevano dignità regale. Solo i figli
di due sovrani erano legittimati ad ambire al trono: e se in
tutti gli anni precedenti Amenofi III non era riuscito a mettere
un figlio come reggente, è evidente che Tiye non gli
aveva dato alcun figlio, un fatto peraltro normale nella storia
della nobiltà. Sarebbe quindi logico pensare che il lignaggio
reale sia arrivato attraverso le due principesse mitanne Gilu-Heba
e Tadu-Heba e che quindi il nuovo faraone Amenofi IV fosse figlio
di una di queste, presumibilmente Gilu-Heba. |
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| (Sopra) La statua
colossale, custodita al museo del Cairo, di Amenofi III e di
sua moglie, la nubiana Tiye. Il faraone regnò per 38
anni, ma per buona metà del tempo fu vittima di una misteriosa
malattia, forse la prima epidemia di Influenza della storia,
lasciando così la reggenza a Tiye. |
Ma mentre di questa si perdono le tracce, attraverso
la corrispondenza col re Tushratta sappiamo che Tadu-Heba sposò
a sua volta in seconde nozze il nuovo faraone e sappiamo dalla storia
che la moglie di Amenofi IV fu la bellissima e misteriosa Nefertiti.
Che la donna più bella di tutti i tempi fosse quindi la principessa
mitanna? La probabilità è alta, perché non risultano
altre spose di ceppo reale per questo faraone. Del resto l'analisi
del celeberrimo Busto di Nefertiti custodito nel Museo di Berlino
mostra lineamenti incredibilmente indoeuropei per la donna, e una
carnagione leggermente abbronzata compatibile con una tipologia di
pelle chiarissima. Potrebbe essere benissimo che Nefertiti sia stata
data in moglie ad Amenofi III intorno ai 15 anni e al momento della
salita al trono di Amenofi IV potrebbe aver avuto circa 25-30 anni.
Amenofi IV comunque sia presentava caratteristiche decisamente inconsuete.
Non presentava lineamenti nubiani e negroidi, come la regina Tiye,
ma vantava un cranio allungato dolicocefalo tipico dei Mitanni e che
anche la stessa Nefertiti possedeva. I caratteri fisici fin da subito
si dimostrarono inquietanti, perché il faraone si fece ritrarre
con uno stile naturalista che mostrava fattezze decisamente femminili.
A fianco a statue un poco più virili, il sovrano si faceva
ritrarre con il seno, con il ventre gonfio come se fosse una donna
incinta, addirittura con l'inguine nudo che non mostrava traccia di
genitali maschili! I fianchi larghi e la vita stretta, nonché
un viso femmineo, sconcertarono gli egittologi e gli studiosi moderni,
che non riuscirono a comprendere come fosse possibile che un uomo
si potesse far ritrarre in una simile maniera. Ma la questione è
in realtà semplicissima: se le ipotesi parlano di una possibile
omosessualità, di un'andoginia, di una sindrome ermafroditica
come quella di Frolich o di una mutazione ormonale dovuta a problemi
di scarsità di macchie solari (tesi sostenuta da Maurice Cotterell),
a nostro avviso la spiegazione è quella più ovvia e
logica, in linea con il Rasoio di Occam.
| (Sopra, da
sinistra) Le statue che raffigurano Akhenaton a figura intera
sono assolutamente sconcertanti, perché mostrano il faraone
con un corpo, fianchi, vita e genitali femminili: è evidente
il seno e il ventre tipico di una gravidanza, e le gambe e i
glutei hanno la forma tipica di quelli delle donne. Tutto lascia
presupporre che Akhenaton non fosse un uomo, ma proprio una
donna: del resto i nomi egizi sono unisex e possono essere attribuiti
indifferentemente a un maschio o a una femmina. Nulla esclude
quindi questa ipotesi, che anzi trova conferme nella storia
della sua dinastia. (Sotto, a sinistra) Akhenaton mostra, in
molte statue, attributi maschili come la Barba di Osiride sopra
il corpo femminile: se nota chiaramente, sotto lo scettro del
Pastorale, la forma del seno sinistro. (Al centro) Notare le
similitudini con un'altra celebre donna faraone, Hatshepsut,
vissuta un secolo prima di Akhenaton. Anch'ella porta il copricapo
nemes e mostra evidente le curve del seno. (A destra) Moglie
di Akhenaton era la bellissima, divina Nefertiti (nome che significa
"la bella è arrivata"), di origini Mitanne e anche sua probabile
zia. |
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Amenofi IV era una donna: la linea di successione non
vantava maschi di genesi regale e giocoforza fu che il regno passasse
nelle mani della persona più vicina a questa condizione. Del
resto in Egitto la condizione femminile era paritaria a quella maschile
e ci furono casi eloquenti di faraoni-donna, il più celebre
dei quali fu il regno durato quarant'anni della regina Hatshepsut.
Questa fu una sovrana illuminata e regnò prima del figliastro
Thutmosis III, portando l'Egitto a un benessere mai raggiunto prima.
Il fatto che si presentasse in pubblico come i faraoni maschi, con
tanto di Barba di Osiride posticcia, non toglie che non nascondesse
la sua condizione femminile e le statue infatti mostrano chiaramente
sia i lineamenti che il seno. Perché lo stesso non potrebbe
essere avvenuto con Amenofi IV, andato al potere poco più di
un secolo dopo? Per ragioni dinastiche Amenofi IV si fece definire
faraone, esattamente come l'ava Hatshepsut, e presentava tratti regali
di origine maschile derivato dall'iconografia di Osiride; altri simboli
di fertilità come l'essere gravida invece si riferivano a divinità
femminili come Iside ed Hathor. La sua condizione femminile, conosciuta
ampiamente nell'antichità, potrebbe essere stata mascherata
in tempi successivi anche per via dell'operato di Amenofi IV, che
dopo alcuni anni dalla presa del potere cambiò il suo nome
in Akhenaton. Il riferimento era al nuovo Dio Aton, identificato con
il disco solare, che Amenofi IV prese direttamente dalla mitologia
ittita-mitanna. In Aton Amenofi vedeva il creatore, l'origine del
tutto, la genesi del creato, in un modo similare a quello con cui
gli Egizi attribuivano al Dio Atum la creazione dell'Universo.
| Atum era
allo stesso tempo il Dio Sole Ra e il Dio universale Amon, e
non sfugge l'assonanza Amon-Aton-Atum. Chiaro che Amenofi IV
abbia voluto creare una divinità sincretica che mescolava
aspetti egizi ancestrali con altri riferimenti ittiti-mitanni,
a loro volta eredità della religione indo-vedica antica
di millenni. Non è un caso infatti che la divinità
primordiale degli Indoeuropei sia la Dea celeste Aditi, personificatrice
del Cosmo e madre di tutta la materia che compone l'universo.
Aditi veniva chiamata (e lo viene tuttora, in quanto fa ancora
parte della mitologia indù) "Vacca Luce primigenia",
"Madre Cosmica", "Vacca Nutrice": da lei
hanno origine gli Aditya, i più antichi Dei indiani,
tra cui spiccano nomi noti come Indra, Mitra, Varuna. Proprio
Mitra veniva considerato Dio del
Sole e aveva il compito di mantenere l'ordine dell'universo:
assieme a Varuna sorreggeva il Dharma del cosmo. Il culto di
Mitra era diffusissimo nelle aree indo-iraniche e ebbe poi in
Persia grandissima espansione, fino ad arrivare in tempi recenti
in Occidente: in Asia Minore Mitra veniva chiamato, dal nome
della madre, Adoneo e Adon era la suo versione fenicia associata
alla fertilità e alla vegetazione. Logico quindi dedurre
che Mitra-Adoneo fu la base teologica con cui Amenofi IV costruì
un nuovo culto. E' possibile che il motivo di questo cambio
fosse dovuto a una grave situazione epidemiologica, in quanto
in questo periodo l'Egitto fu colpito dalla prima epidemia di
Influenza della storia e i virus di questa malattia vengono
diffusi dal calore e dall'umidità. Aton, divinità
benefica ma anche portarice di virus e di morte, divenne un
contraltare del vitale Amon-Ra e questo aveva conseguenze incredibili
a livello politico, in quanto il clero amonita manteneva da
secoli il potere virtuale sulla terra egiziana. |
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| (Sopra)
Sigillo mitanno del re Saussatar, intorno al 1440 BCE, che mostra
il simbolo del Dio Adoneo, versione mediorientale dell'indovedico
Mitra. (Sotto) Simile, ma non uguale, il disco alato del Dio
Ra: da questi due simboli Akhenaton trasse il suo Aton. |
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La regina Hatshepsut governò grazie al sostegno
di questo clero e così tutti i faraoni successivi. E' evidente
che la malattia (dovuta all'Influenza?) del padre di Akhenaton e la
delega del governo verso la nubiana Tiye avesse fortemente indebolito
il prestigio della famiglia reale. La sua nascita da Gila-Hebu, di
stirpe mitanna, evidentemente mise la sovrana Akhenaton in condizioni
precarie di autonomia agli occhi della popolazione egizia, orgogliosa
delle sue origini, tantopiù che il suo possibile sesso femminile
non ne faceva in ambito internazionale una figura potente e carismatica.
Di fronte a questi fatti Akhenaton reagì colpendo i sacerdoti
di Amon e delegando alla sposa regale Nefertiti/Tadu-Heba, più
anziana di lei, il governo del paese. La situazione che si venne a
creare fu quindi assolutamente paradossale e degna di una soap-opera,
ma la logica conseguenza delle rigide regole dinastiche. Amenofi IV
era una ragazza di circa 10-15 anni ed essendo l'unica discendente
dalla doppia regalità, era destinata al trono. Pur essendo
una donna, prese in moglie secondo le consuetudini la Sposa Reale
Nefertiti, alias Tadu-Heba di stirpe reale mitanna, a sua volta Sposa
Reale di suo padre, di circa 10-15 anni più vecchia di lei.
Non dobbiamo pensare però a una vera coppia lesbica: per quanto
l'omosessualità fosse praticata e legalizzata in Egitto, l'unione
tra di loro almeno in teoria era solo formale ed entrambe le donne
ebbero compagni maschi con cui concepirono i loro figli, ufficialmente
discendenti reali. Per l'origine a metà mitanna, per la sua
cultura materna indo-ario-vedica e per limitare il potere del clero
di Amon in un momento il cui il calore del Sole propagava l'epidemia
influenzale, la faraona Akhenaton ideò un culto sincretistico
in cui agli attributi del Dio supremo egizio Atum-Amon-Ra sovrappose
gli aspetti del Dio vedico Mitra-Adoneo. La nascita del "nuovo"
Aton fu una manovra religiosa ma soprattutto politica, che mirava
ad unire culturalmente il popolo egizio con quello mitanno. L'opposizione
logica dei sacerdoti di Amon, ricchi e potenti, portò ad uno
scontro incredibile e mai più avvenuto nella società
egiziana. Dopo circa dieci anni di regno Akhenaton fece abbattere
le statue di Amon e chiuse i suoi templi, anche se non toccò
quelli delle altre divinità come Iside, Osiride, Horus e così
via. In sostanza Akhenaton non fu l'inventore (anzi l'inventrice)
del monoteismo, che in verità sarebbe venuto svariati secoli
dopo.
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| (Sopra, a sinistra) Il
motivo della celebrità nei secoli di Akhenaton fu senza
dubbio Aton, il disco solare che adorava. Notare nel bassorilievo
Akhenaton con le due figlie e Nefertiti, in atteggiamenti che
non possiamo che definire materni. Su tutto domina Aton, il
disco solare non più dispensatrice di vita ma anche di
morte: in quel periodo storico l'Egitto fu colpito dalla prima
Influenza della storia, che veniva propagata attraverso il caldo
umido. Il Sole quindi cessò di essere una divinità
solo benefica: fu anche questo il motivo forse dell'abbandono
del culto di Amon-Ra. (Al centro) Altro bassorilievo che mostra
scene di vita familiare. Notare ancora una volta il seno e il
ventre di Akhenaton. (A destra) Akhenaton e alle sue spalle
Nefertiti e Meritamon porgono offerte ad Aton. Notare le forme
delineate e sostanzialmente uguali delle tre donne. |
Quindi sono false
le tesi che associano Aton al Dio degli ebrei: non solo, ma sono
assolutamente false tutte le congetture degli esoteristi, i quali
pur essendo completamente a digiuno di nozioni di storia, millantano
ad Akhenaton ascendenze ebraiche. Alcuni addirittura la associano
alla figura di Mosé, fatto alquanto strano perché la vicenda biblica
è palesemente una metafora ed è ambientata in tempi differenti (occorre
anche dire che gli Egizi non hanno mai mantenuto in schiavitù gli
Ebrei in quanto non si trattava di una popolazione imperialista
che praticava la schiavitù, a differenza di Assiri, Greci e Romani).
La realtà più logica e razionale è che Akhenaton non fosse troppo
interessata al potere materiale e che abbia messo la moglie Nefertiti
al posto suo. Akhenaton si ritirò ad Amarna, la capitale paterna
ribattezzata Akhetaton ("l'orizzonte di Aton") che trasformò in
un immenso santuario. Se la storia ufficiale attribuisce ad Akhenaton
sei figli, è probabile che li abbia partoriti personalmente, generandoli
come detto da un compagno sconosciuto; un'altra ipotesi vede i figli
divisi tra lei e Nefertiti e potrebbe essere questo il segreto di
Tutankhamon, il misterioso faraone dimenticato secondo alcuni figlio
di Akhenaton ma in realtà geneticamente solo lontanamente imparentato.
Tutankhamon potrebbe essere stato il nipote di Nefertiti, a sua
volta zia di Akhenaton, non dimentichiamolo. Di sicuro però le figlie
di Akhenaton possedevano caratteri fisici inquietanti, come una
fortissima dolicocefalia evidente nelle raffigurazioni e nelle statue.
Alcune di queste figlie potrebbero aver preso il potere alla morte
di Akhenaton, avvenuta secondo recentissimi studi a causa di una
sindrome genetica portata in Egitto proprio dalle principesse mitanne.
La Sindrome di Marfan causava un accentuamento della dolicocefalia
che appare così marcata in queste figlie, oltre ad una serie di
sintomi che sembrano clamorosamente trovare conferma nel Busto di
Nefertiti. Infatti, questa sindrome degenerativa causa, oltre ad
un allungamento del viso, delle dita e degli arti, una fragilità
dei tessuti e deformazioni ossee, anche un distacco della retina
e una deformazione del cristallino che si riscontra nell'occhio
sinistro di Nefertiti ritratta nel famoso busto. Lo stile iperealistico
potrebbe spiegare la mancanza di un particolare importante come
la pupilla dell'occhio sinistro? La scomparsa della pupilla potrebbe
spiegarsi come una conseguenza di questa malattia e lo scultore
nel realizzare il suo capolavoro assoluto potrebbe aver riprodotto
questo particolare. Un difetto grave che non inficia la bellezza
sovrumana della regina.
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| (Sopra, a sinistra) Nel
corso del suo regno il volto di Akhenaton si deformò
sempre più, assumendo un aspetto "alieno".
Secondo recenti studi questa deformazione potrebbe essere dovuta
alla Sindrome degenerativa di Marfan, caratterizzata tra i vari
sintomi da una forte dolicocefalia, viso allungato e distacco
della retina. Notare come il volto di Nefertiti (al centro)
mostri l'occhio sinistro senza pupilla: una degenerazione dovuta
alla malattia? Le coincidenze sono molte, forse troppe. (A destra)
Nei bassorilievi caratterizzati da scene di divertimento, si
vede chiaramente il cranio allungato di Nefertiti e le braccia
lunghe con le mani ossute di Akhenaton, vestita in abiti maschili
da faraone ma con le solite forme femminili in evidenza. Entrambe
potrebbero essere affette dalla sindrome, che è stata
trasmessa ai figli. (Sotto, a sinistra) La dolicocefalia appare
in tutto il suo clamore in questo affresco che mostra una tenera
scena d'amore tra Akhenaton e Nefertiti. (Al centro) Due statuine
di Meritaton, primogenita di Akhenaton e per qualche tempo salita
pure al trono dopo la morte della madre. Notare la testa allargata
lateralmente e la prominenza posteriore della sua parrucca.
(A destra) L'altra figlia di Akhenaton divenuta faraone è
Neferneferuaton, che assomiglia però in modo impressionante
a Nefertiti: potrebbe essere questa la sua vera madre. |
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E' chiaro quindi
che il volto allungato di Akhenaton potrebbe trovare spiegazione
in questa sindrome, che peraltro consente di vivere una vita quasi
normale non pregiudicando le capacità intellettive né quelle riproduttive.
Akhenaton potrebbe aver avuto quindi un congruo numero di figli,
come la futura faraona Meritaton. La sindrome di Marfan si sarebbe
trasmessa ai figli e nipoti e sarebbe questa anche la causa della
morte di Akhenaton, scomparsa improvvisamente intorno al 1336-1334
BCE. Gli egittologi sostengono che sia stata assassinata, gli esoteristi
ipotizzano una sua fuga nel Sinai sulle tracce di Mosé. Noi pensiamo
ad una morte improvvisa, causata da una rottura dell'aorta tanto
probabile nei malati della Sindrome di Marfan. Il potere potrebbe
essere passato per poco a un figlio di Akhenaton o di Nefertiti,
Smenkara, morto a circa vent'anni di età. Quindi il regno passò
nelle mani di Meritaton e poi di Neferneferuaton, secondo alcuni
la stessa Nefertiti, secondo altri sua figlia, che regnò per due
anni e un mese. Quindi fu la volta del piccolissimo Tutankhamon,
la cui storia è conosciuta tramite all'eccezionale ritrovamento
della sua tomba. Ma anche lui (o lei, in quanto anche per Tutankhamon
potrebbero esseri dubbi sul sesso, dubbi che gli egittologi non
aiutano a chiarire avendo sempre occultato il corpo) potrebbe essere
stato affetto dalla stessa malattia degenerativa. Da notare come
Tutankhamon si chiamasse in origine Tutankhaton e che abbia cambiato
il nome nel secondo anno di regno, segno che il culto di Aton, avversato
dai sacerdoti e da parte della popolazione, avesse perso di vigore
dopo la scomparsa di Akhenaton. Dopo la morte di "Re Tut" il potere
andò nelle mani del visir Ay, accusato oggi di essere l'assassino
del giovane faraone, e finalmente con il faraone Horemheb si tornò
in una linea dinastica completamente egiziana. Horemheb decise di
cancellare questo passato recente tanto confuso e contraddittorio,
facendo eliminare dagli archivi ufficiali tutti i nomi di questi
faraoni egiziano-mitanni. Di Akhenaton si perse memoria, ma rimasero,
eloquentissime, le statue. Parimenti avvene per la bellissima Nefertiti,
che potrebbe essere sopravvissuta di qualche anno alla faraona-moglie.
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| (Sopra, a sinistra) Due
raffigurazioni di Tutankhamon, discendente non diretto di Akhenaton
e restauratore parziale dell'antico culto di Amon. Notare anche
nel caso del famoso re morto in giovane età come la statuina
d'oro massiccio lo mostri con un seno e fianchi femminili evidentissimi:
a tale proposito il suo corpo mummificato non è stato
mai mostrato per intero e quindi il dubbio sul suo reale sesso
esiste. Anche il bassorilievo smaltato lo mostra con lineamenti
molto delicati. (Al centro) Il gran visir Ay prese il potere
dopo la morte di Tutankhamon ed è stato accusato dagli
egittologi di aver assassinato il faraone, ma le prove in merito
a questa teoria non sono convincenti. (A destra) Con Horemheb
la linea dinastica tornò tutta egiziana e per nascondere
la confusione di questa storia intricatissima il nuovo faraone
decise di cancellare i nomi dei predecessori. Qui si vede Horemheb
davanti a una gigantesca statua di Amon, restaurato nel suo
culto. |
Di lei potrebbe oggi essere stata rinvenuta la mummia:
nel 1908 l'egittologo Victor Loret scoprì la tomba KV 35 nella
Valle dei Re e in essa si trovò il sepolcro di tre mummie.
Erano una donna giovane deceduta tra i 16 e i 20 anni, una donna anziana
dai capelli rossi e un maschio adolescente. Nel 2003 un'equipe internazionale
annunciò di aver identificato nella mummia della donna giovane
il cadavere di Nefertiti, un fatto a nostro avviso completamente sbagliato
in quanto abbiamo visto come Nefertiti non fosse morta in giovane
età, avendo avuto un'età maggiore di Akhenaton ed essendo
sopravvissuta per qualche tempo dopo la sua morte. Le analisi del
Dna attribuiscono alle mummie della tomba KV 35 una parentela con
Tutankhamon, e a nostro avviso è evidente che quelle tre persone
parenti di Re Tut potevano esserlo per davvero. Ma in questo è
decisamente più probabile che la mummia di Nefertiti sia quella
della donna anziana, attribuita stoltamente e senza alcuna storicità
a Tiye. Ma se Tiye era una nubiana, com'è possibile che avesse
lineamenti indoeuropei? I ritratti mostrano un volto completamente
diverso da quello della "Elder Woman", com'è stata
ribattezzata la mummia di questa anziana deceduta intorno al sessantesimo
anno di età, mentre sovrapponendo il ritratto di Nefertiti
del Busto di Berlino e di altre statue, si vede come combaci alla
perfezione. I capelli rossicci poi sono un segnale inequivocabile
dell'origine indoeuropea-mitanna della regina, su cui si basa tutta
la nostra teoria. Vedendo questa mummia, ancora bellissima e piena
di grazia, si evince il potere e il fascino che promanava da questa
donna straniera, bellissima, il cui destino si intrecciò con
quello di Akhenaton. Che rimase del culto monoteistico di Aton? Praticamente
nulla, Akhetaton fu abbandonata e persa nelle sabbie del Sahara, i
documenti cancellati e dimenticati, le statue di Amenofi IV abbattute.
Il Monoteismo ebraico e cristiano sarebbe nato altrove.
Lorena Bianchi
| (Sopra, a sinistra) Il volto di Nefertiti
è perfettamente sovrapponibile a quello della "Elder
Woman" (a lato) rinvenuta agli inizi del XX Secolo nella
Valle dei Re nella tomba KV 35. Anche ulteriori statue di Nefertiti
(al centro) mostrano lineamenti sovrapponibili a quelli della
mummia di una donna di mezza età. (Sotto, a sinistra)
La "Elder Woman" fu inizialmente attribuita alla regina
Tiye, moglie di Amenofi III e presunta madre di Akhenaton, ma
questa era una donna di origine nubiana, non certo un'indoeuropea
dai capelli rossi (al centro). La forma della mascella, la fronte
e il lungo collo invece sono tipici di Nefertiti. Per questo
riteniamo che la mummia della regina di origini mitanne sia
proprio quella della "Elder Woman". |
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