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Gli Ainu, i giapponesi bianchi
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Tra le antiche
popolazioni di razza europoide presenti nel continente asiatico,
esiste ancora oggi una stirpe in Giappone dai tratti somatici e
dalle usanze occidentali
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Gli
Ainu sono un popolo antichissimo di cui l'Archeologia ufficiale
ancora fatica a trovare le tracce della sua origine. Il nome
di questa gente significa semplicemente "uomini" e sono caratterizzati
da pelle bianca, occhi chiari, folta peluria e barba incolta,
ma a differenza degli altri popoli antichi indoeuropei come
i Tocari, Sciti, Kurgan, Celti ecc., questi sono di statura
più bassa, probabilmente perché nei secoli si fusero con genti
di razza australoide. Attualmente gli Ainu abitano il nord del
Giappone nell'isola di Hokkaido, anticamente chiamata Ezo che
in lingua giapponese significa "l'Isola dei Selvaggi". Infatti
gli Ainu erano e sono tutt'ora definiti dagli odierni giapponesi
i selvaggi del nord, per questo sono anche loro definiti in
modo dispregiativo Ezo, e lo possiamo considerare un termine
equivalente dei Barbari. Secondo l'antropologia gli Ainu, che
erano presenti in tutto il Giappone molto prima dei giapponesi,
discendono da popolazioni asiatiche della Siberia e si stanziarono
nelle isole del Giappone nel 10000 BCE passando per le isole
Curili attraverso l'isola di Sakhalin dando vita alla cultura
Jomon. Questo gruppo si sarebbe separato da quello originario
ed emigrato verso oriente e quindi fuso più tardi con altre
razze polinesiane. Sebbene per alcuni studiosi le loro origini
primitive siano oscure, secondo la nostra ipotesi, come abbiamo
già ampiamente parlato nell'articolo sul Deserto
di Gobi, gli Ainu avrebbero origini comuni con le stirpi
dei Tocari, dei Kushan, Kurghan, Pazirik e di altre popolazioni
indoeuropee dell'Asia che hanno dato origine alla cultura celtica
europea. Proprio come queste genti, anche negli Ainu si possono
riscontrare molte similitudini culturali, come ad esempio la
loro società strutturata in modo tribale. |
| (Sopra) Una coppia
Ainu: notare la barba dell'uomo e le labbra tatuate della donna. |
Ma non solo, come le razze indoeuropee e celtiche praticavano
e praticano una religione di tipo animistico, con gli Dei definiti
Kamui che corrispondono ai diversi aspetti delle forze della natura
e che influiscono sulla vita umana, come soprattutto la venerazione
della Dea Madre Amaterasu legata al culto della Madre Terra. Esistono
diverse divinita maggiori e minori e vivono in un Universo parallelo.
La mitologia Shintoista narra che il Dio del Sole Susanoo fratello
di Amaterasu fu mandato in esilio dal padre Izanagi perché
rifiutò l'incarico di governare i mari, e compiuto diverse
scorrerie contro altri Dei. Egli si accoppiò con le donne terrestri
da cui nacquero semi-dèi malvagi e violenti i quali divennero
i primi regnanti del Giappone. La Dea Amaterasu, anni dopo, decise
di scacciare le divinità maligne e far governare i suoi discendenti
buoni e pacifici facendoli combattere contro i figli di Susanoo e
riconquistando il Giappone. Uno dei particolari più importanti
è senza dubbio l'adorazione per il simbolo della stirpe Ainu
che è l'Orso: come ben sappiamo l'orso era l'animale simbolo
adorato dai Celti, quindi si può dedurre ancora una volta che
i Celti siano i discendenti delle diverse razze nate in Oriente nelle
steppe della Siberia circa nel 7000 BCE e passate in seguito per il
Caucaso. Anche per quanto riguarda l'abbigliamento si nota una certa
similitudine con i costumi celtici e Tocari.
| (Sopra, a sinistra) Un'incisione ottocentesca mostra i guerriglieri
Ainu ancora in lotta per l'indipendenza. Notare le barbe foltissime,
considerate dai giapponesi come simbolo di rozzezza e barbarismo.
(Al centro) Antropologicamente invece gli Ainu sono un popolo
di stirpe europoide-altaica, bianchi di pelle e irsuti come
le popolazioni occidentali. Le donne (a lato) hanno l'abitudine
di tatuarsi le labbra (similarmente alle donne tocarie dell'antichità),
mentre gli abiti hanno una foggia indiana. (A destra) Gli Ainu
occuparono il Giappone a partire dal 10000 BCE e sono anche
linguisticamente legati agli abitanti delle steppe siberiane. |
Nei secoli i Giapponesi scacciarono gli Ainu facendogli
guerra e sterminando gran parte della popolazione ritenuta a torto
rozza e barbara ma principalmente perché temuti e respinti sempre
più a nord dove ancora oggi vivono i pochi superstiti rimasti nell'attuale
isola di Hokkaido, come detto definiti i "selvaggi del nord". Forse
sarà per razzismo, la cultura Ainu non sembra che abbia tanto di selvaggio,
basti pensare alla tracce ancora una volta megalitiche che hanno lasciato
gli antichi antenati Ainu della cultura Jomon: si tratta di strutture
megalitiche, alcune intagliate nella roccia che ricordano molto tutte
quelle trovate disseminate nel mondo, e ancora una volta ritorna la
forma della porta a trapezio come quelle che si trovano ad esempio
in Sardegna, nelle tombe Etrusche, nei complessi megalitici in Europa
(soprattutto in Gran Bretagna), in Sudamerica e in molte altre parti
del mondo. Quindi questa può sicuramente essere un'ennesima prova
che un'antichissimo popolo tecnologicamente molto evoluto di razza
bianca, avuto origine molte migliaia di anni fa, forse nell'era antidiluviana
che si espanse per il mondo, che edificò megaliti, che adorava la
Dea Madre e la religione animistica, che dopo una catastrofe planetaria
diede origine in seguito a diverse stirpi ed etnie tra cui anche quella
degli Ainu e che si diffusero in diversi luoghi del pianeta, dando
origine anche a varie lingue molte delle quali estinte. Tutte queste
lingue infatti hanno tantissimo in comune, lo si può notare da tanti
termini, grammatica e sintassi presenti in ognuna di queste culture
come ad esempio il Tocario, le lingue Altaiche, Uraliche, Ittite,
Celtiche, Liguri, Scite e
Italiche; la lingua Ainu ha infatti alcune relazioni con le lingue
Altaiche oltre che al giapponese e anticamente era parlata nelle Isole
Curili e nella zona a sud dell'Isola di Sakhalin.
| (Sopra, a sinistra) La Dea Solare Amaterasu, regina del pantheon
Shintoista, nacque originariamente presso il popolo Ainu e solo
in seguito fu assorbita dai conquistatori giapponesi. (Al centro)
Due menhir trovati a Nabeyama: per quanto sorprendente, menhir
e dolmen, assieme ad altre strutture megalitiche, sono frequenti
in Giappone, a testimonianza dell'origine indoeuropea degli
Ainu. (A lato) Una celebre statuetta Dogu appartenente alla
Cultura Jomon antenata degli Ainu: secondo molti rappresenterebbe
un astronauta, noi invece la giudichiamo raffigurazione della
Dea Madre, come testimona la presenza del seno. Notare poi i
disegni a spirale molto simili ai tatuaggi dei Tocari rinvenuti
sulle mummie e presenti nei geroglifici rongo-rongo dell'Isola
di Pasqua. Notare infine l'acconciatura a cipolla tipica di
Tocari e Pasquensi. (A destra) L'orso è l'animale totem degli
Ainu, al pari di molte culture native americane e celtiche.
Presso i Celti ad esempio il re rappresentava l'orso e il suo
potere tellurico. Il nome Artù, mitico sovrano di Bretagna,
in gaelico significa proprio orso. |
Oggi sembra che ufficialmente siano rimaste poche centinaia
di persone appartenenti alla comunità Ainu che parlano la lingua
nativa, ma in realtà molti ancora la parlano segretamente e
la tramandano ai nuovi discendenti. Questi ultimi però preferiscono
usare in pubblico solo la lingua giapponese per non essere discriminati,
mentre preferiscono parlare l'Ainu solo nella comunità. Non
dimentichiamo poi la loro misteriosa cultura Jomon dove si possono
ancora oggi ammirare stupendi artefatti e statuine antropomorfe riproducenti,
secondo alcuni ricercatori del mistero, degli antichi cosmonauti con
tanto di scafandro spaziale elmetto e ornamenti che ricordano dei
tubi per la respirazione, ornamenti detti a "corda" attorcigliata
i quali danno il nome al tipo di cultura, cioè Jomon. Ma in
realtà molte di queste statuine rappresentano il culto della
Dea Madre, molto simili alle statuine della cultura prenuragica della
Sardegna megalitica che rappresentano la medesima divinità.
Oggi gli Ainu ancora vivono in in capanne tipiche dette Kotan: il
termine guarda caso ricorda il nome di una delle antiche città
tocarie presenti el deserto del Taklamakan. La loro società
è organizzata in tribù con un capo detto Kotankorokur
il quale è incaricato nel far rispettare le leggi della comunità
e di celebrare i riti religiosi. I giovani già all'età
di 15 anni diventano adulti, i ragazzi per simboleggiare la loro virilità
debbono indossare abiti tradizionali e farsi crescere la barba, mentre
la ragazze hanno l'usanza di farsi tatuare mani, labbra e braccia,
dopodiché queste sono considerate pronte per il matrimonio.
Oggi gli Ainu rappresentano una delle minoranze etniche più
discriminate al mondo ed è grazie agli sforzi degli attivisti
per i diritti umani, come l'ex parlamentare Shigeru Kayano, se molto
della cultura originaria giapponese ha potuto essere divulgata e portata
avanti dai discendenti. Se fino ad oggi sono state attrazioni per
turisti, la lingua e la cultura Ainu grazie all'opera di sensibilizzazione
possono continuare a vivere la loro storia antica di diecimila anni.
Antonella Verdolino
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(Sopra) Il lago Akan, nell'Isola di Hokkaido, mostra sulle
sue rive tracce di megaliti preistorici. (Al centro) L'arcipelago
giapponese: gli Ainu popolavano tutte le isole principali
e via via furono spinti sempre più a nord dagli invasori.
Oggi vivono nella settentrionale isola di Hokkaido. (A lato)
Un altra statuetta Dogu mostra con evidenza la natura femminile.
(A destra) Il monte Fujiyama, vulcano sacro del Giappone,
il cui nome deriva direttamente dalla lingua Ainu.
(Sotto, a sinistra e al centro) Tombe megalitiche in Giappone,
attribuibili alla Cultura Jomon, rinvenute a Ishinuki-Nagino.
Notare la solita apertura a trapezio presente in tutti i luoghi
megalitici del pianeta. (A destra) Stupefacente ritrovare
la medesima architettura, con tanto di intagli nelle pareti,
nella mediterranea Sardegna: ecco la Domu su Pica.
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