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Nemesis, l'oscura compagna del Sole

La nostra stella, ci è sempre stato detto, è singola e occupa il centro del sistema solare. Ma ricerche recenti sembrano suggerire che esista una compagna nascosta, un secondo sole foriero di catastrofi cicliche...

Una quindicina di anni fa sulle riviste scientifiche di astronomia apparve una tesi molto interessante. In studi astronometrici e misurazioni delle fluttuazioni orbitali dei pianeti periferici del nostro sistema solare emergeva la possibilità dell'esistenza di una stella compagna del Sole. Un vero e proprio secondo sole, sia pure piccolo e invisibile nonostante la relativa vicinanza perchè formato probabilmente da una stella nana rossa, e quindi difficilmente osservabile con strumenti tradizionali. Nemesis, questo fu il nome dato alla nuova stella, era immersa nella nebulosità che accompagna la Via Lattea, un puntino rosso che solo calcoli accuratissimi avrebbero potuto scoprire. Mi ricordo che gli articoli in questione mi colpirono molto e ispirata da essi decisi di scrivere alcuni romanzi di fantascienza, incentrati sulle vicissitudini di una giovane astronauta inviata a prestare servizio sulla stazione spaziale situata su uno dei pianeti orbitanti attorno a Nemesis.
(Sopra) L'ipotetica ricostruzione di Nemesis, la stella compagna del Sole prevista da alcuni calcoli astronomici.
Nella finzione del romanzo, collocai Nemesis a 3 anni-luce dalla Terra, mentre oggi gli astronomi la collocano più vicino, circa a 1-1,5 anni-luce da noi. Stranamente però, di Nemesis non si sente troppo parlare sebbene che la Nasa abbia spedito in orbita varie sonde, tra cui la nuovissima Wide, con lo scopo di scandagliare il cielo nella frequenza dei raggi infrarossi per scoprire questa stella. Un interesse ad alto livello per questa teoria esiste, soprattutto per le sue implicazioni catastrofico-cicliche. Eppure i cosiddetti “esperti” (di cosa poi non lo specificano mai) con il loro solito piglio da saputelli si affrettano a specificare che quella di Nemenis è una tesi minoritaria, che la maggior parte degli astronomi non vi crede e che si tratta di una bufala come quella del Pianeta X e di Nibiru, divenuto celebre nei best-seller di Zecharia Sitchin.
Noi, studiosi di una scienza non palesata ma possibile nelle infinite meraviglie che ci riserva la Natura, pur accettando le critiche alle tesi creazioniste dei libri di Sitchin, cerchiamo di trovare sempre una logicità alle varie ipotesi. Le perturbazioni orbitali dei pianeti esterni esistono, le anomalie gravitazionali sono sotto gli occhi di tutti (basti pensare all'assurda orbita di Plutone, talmente inclinata che per alcuni tratti viene a trovarsi all'interno di quella di Nettuno) da far pensare che la teoria di Nemesis sia più che un gioco per matematici e astrofisici annoiati. Del resto il misterioso “Pianeta X” lo si va cercando da almeno trecento anni. Subito dopo la scoperta di Urano, avvenuta per opera dell'astronomo William Herschel nel 1781, che capì che quella che per decenni era stata ritenuta una stellina invece rappresentava un pianeta in movimento (basti pensare che un astronomo bravo come Le Monnier vide Urano quattro volte ma non fu in grado di riconoscere la sua natura di pianeta a causa del lentissimo moto orbitale), gli scienziati si accorsero di alcune anomalie gravitazionali, delle fluttuazioni non previste nell'orbita. Quando nel 1821 Alexis Bouvard pubblicò il primo studio dei parametri orbitali di Urano divenne chiaro che il moto del pianeta divergeva in maniera apprezzabile dalle previsioni teoriche; il fenomeno poteva essere spiegato solo teorizzando la presenza di un altro corpo di notevoli dimensioni nelle regioni più esterne del sistema solare. Utilizzando i più moderni telescopi e i calcoli dei matematici John Couch Adams e soprattutto Urbain Le Verrier, due astronomi dell'Osservatorio di Berlino, Johann Gottfried Galle e Heinrich d'Arrest, riuscirono a trovare il presunto perturbatore, definito “Pianeta X”: Nettuno era distante quattro miliardi e mezzo di km dal Sole, circa una volta e mezza la distanza di Urano. Anche Nettuno, come Urano, venne visto in precedenza da un grande astronomo, questa volta nienemeno che Galileo: ma a causa dello scarso potere risolutivo dei suoi telescopi, l'astronomo pisano non poté continuare le ricerche e rendersi conto della natura di quel corpo celeste, che continuò a considerare una stella. Ma nella meccanica celeste le osservazioni da sole non bastano a decretare la scoperta di un pianeta. Occorrono i calcoli matematici per stabilire l'identità di quel puntino che appare nell'oculare del telescopio.
(Sopra) Nemesis dovrebbe essere una piccolissima stella invisibile a occhio nudo ma con la possibile presenza di propri pianeti. (Sotto) La sonda Wide (abbreviativo di Wide-field Infrared Survey Explorer) ha il compito di analizzare lo spazio profondo alla ricerca di Nemesis. (Image credit NASA JPL-Caltech).
E i calcoli, anche dopo la scoperta di Nettuno, continuavano a parlare di anomalie orbitali talmente grandi che gli astronomi continuarono a disquisire di un altro pianeta X fino all'inizio del XX Secolo, quando Percival Lowell iniziò una campagna sistematica di ricerche volta alla sua scoperta. Anche questa volta, ciò che vide fu Plutone, ultimo pianeta riconosciuto come tale e che fu scoperto da Clyde Tombaught nel 1927, ma anche Lowell come i suoi illustri predecessori non riuscì a capirne la natura. Del resto cosa è Plutone? Non un gigante gassoso come Nettuno e Urano, ma un pianetino di poche migliaia di km di diametro, ghiacciato oltre l'immaginabile, all'estrema periferia del sistema solare. O forse nemmeno: al di là della sua orbita, nella Fascia di Kuiper da dove vengono le comete, esistono decine di planetoidi grandi come e quanto esso, scoperti recentemente nel corso del XXI Secolo: Sedna, Eris, Quaoar, Makemake, Haumea, Orcus e altri che quasi mensilmente vengono ritrovati nelle profondità del cielo. Si tratta di oggetti come detto che fanno parte della Fascia di Kuiper, ovvero l'anello di polveri e detriti che si estende ai margini del sistema solare e per questo motivo i pianetini che ne fanno parte vengono chiamati TNO, Oggetti Trans-Nettuniani. Si tratta di corpi composti principalmente da ghiaccio, carbonio o comunque gas solidificati a temperature prossime allo Zero Assoluto, che presentano orbite molto ellittiche e schiacciate, che li rendono molto più simili a comete senza coda che a pianeti.
(Sopra, a sinistra) Una delle scoperte astronomiche più recenti e sorprendenti è stato il ritrovamento di centinaia di piccoli pianeti oltre l'orbita di Plutone. Questi pianetini sono estremamente freddi e distanti, ma vantano caratteristiche assai diverse tra loro, come testimonia il colore della superficie. Denominati Oggetti Trans-Nettuniani (TNO) fanno parte di un'area esterna del Sistema Solare, denominata Fascia di Kuiper.
E' per questo che l'Unione Astronomica Internazionale ha recentemente deciso di riclassificare i pianeti, retrocedendo Plutone nel novero di questi TNO e nel contempo riducendo il numero dei copri celesti maggiori a otto. Seppure scientificamente corretta, tuttavia questa scoperta non chiarisce le problematiche orbitali rinvenute già nell'800. Nel senso che i pianetini in questione, sebbene siano molto interessanti e possano anche dare spunti per teorie di grande interesse, non hanno assolutamente la massa sufficiente a perturbare pianeti migliaia di volte più grandi di loro come Urano e Nettuno. E' chiaro che dunque deve esistere qualcosa d'altro non ancora scoperto, un pianeta gigante ma più probabilmente una Nana Bruna. Le nane brune sono oggetti solo da poco teorizzati e osservati dalle caratteristiche stupefacenti. Sono stelle a metà: stelle assai più piccole del Sole, terribilmente più piccole, al punto che le reazioni nucleari, se avvengono, sono debolissime e caratterizzate da temperature superficiali paragonabili a quelle del piombo fuso: per far un confronto, simili a quelle registrate sul pianeta Venere. Nel contempo, si tratta di oggetti di poco più grandi e massicci del nostro Giove, al punto che potrebbero comportarsi in tutto e per tutto come pianeti giganti, sia pure molto più attivi e vivaci. Le nane brune non sono poi una categoria univoca ma vantano tutta una serie di caratteristiche minori, con stelle che mostrano un colore superficiale che va dal rosso scuro al marrone (il che ne spiega il nome) e quindi, nel buio del cosmo, la loro osservazione potrebbe essere difficilissima. Il che spiega perchè se esiste questo misterioso pianeta X non è stato ancora osservato: proprio con l'uso di telescopi spaziali specifici, come il già citato Wide della Nasa che utilizzano sensori all'infrarosso, sarà possibile verificare la presenza di questo nuovo astro... Ma perché darsi tanta pena a cercare un oggetto che tutto sommato è abbastanza insignificante? La questione invece non è da poco e si ricollega al nome tragico (“Nemesi”) attribuito alla stella compagna del Sole. Nel 1984, i paleontologi americani David Raup e Jack Sepkoski pubblicarono uno studio sulle estinzioni di massa che hanno colpito la Terra nella sua storia e hanno notato una ciclicità particolare, corrispondente a 26 milioni di anni. Tutte le grandi catastrofi che hanno colpito la Terra, come l'estinzione dei dinosauri ma anche altre ancor più devastanti avvenute nel passato geologico, come quella apocalittica che avvenne alla fine del Permiano in cui morì il 96% delle specie marine e il 70% di quelle terrestri, sembrano cadere in questa ciclicità ed è compito degli scienziati capire se esistono cause di rischio nei confronti dell'Umanità ad opera di eventi astronomici. Per questo motivo due team indipendenti, capitanati uno da Richard A. Muller e l'altro da Daniel P. Whitmire e Albert A. Jackson, hanno proposto, nel corso degli Anni '90, la tesi di Nemesis. La ricerca condotta da Muller sosteneva la tesi di una piccola nana rossa simile a Proxima Centauri, “ufficialmente” la stella più vicina a noi ma proprio per la sua natura di sole piccolo e rosso invisibile a occhio nudo. La stella sarebbe stata situata a tre anni-luce, abbastanza lontana da noi, però in grado di modificare, con la sua massa maggiore, le orbite delle proto-comete che a miliardi come detriti cosmici vagano nello spazio all'interno della Nube di Oort, che sarebbe lo spazio esterno interstellare, il confine ultimo dell'influenza gravitazionale del sistema solare. Questa tesi è quella che ho utilizzato nel mio romanzo di fantascienza, ma come spesso accade la realtà supera la fantasia... Gli altri due astronomi infatti ribadivano l'ipotesi di una nana bruna, ipotizzandone addirittura la distanza (1,5 anni-luce) e la costellazione (Idra). Il discorso della nana bruna era ed è forse il più logico e razionale perché una stella, sia pure più piccola, così vicina la posizionerebbe proprio all'interno della Nube di Oort, in grado di spedire come missili le comete verso l'interno del sistema solare. Sarebbe questo bombardamento cometario la causa delle estinzioni di massa e ne spiegherebbe la ciclicità, perchè il Sole e Nemesis formerebbero un ellisse in cui la nostra stella occupa uno dei fuochi: proprio l'inclinazione e l'eccentricità dell'orbita causerebbero questi periodi bombardamenti di comete, nel momento in cui la stella bruna si avvicina al Sole. Per contro, anche i periodi di crisi della nostra stella, come il periodo attuale che stiamo vivendo che presenza una piccola presenza di macchie nere e che analizziamo in questo articolo, potrebbe essere dovuta a fattori gravitazionali che modificano il comportamento solare.
(Sopra, a sinistra) L'ipotesi di Nemesis nelle due forme teorizzate: la prima come Nana Rossa, più grande, lontana e calda, e la seconda come Nana Bruna, più vicina e fredda, di poco maggiore rispetto a Giove. (A destra) La distanza di Nemesis dovrebbe essere compresa tra gli 1 e i 3 anni-luce. (Sotto, a sinistra) Un diagramma che mostra le "estinzioni cicliche" che ogni 26 milioni di anni colpiscono il nostro pianeta. Si è sempre pensato che i dinosauri si siano estinti a seguito di un colossale impatto meteorico, ma il ritrovamento di numerosi crateri datati 65 milioni di anni fa e caratterizzati da un diametro ridotto potrebbero far ritenere che la causa sia più dovuta a un bombardamento di comete (al centro), tali da “inquinare” con le loro sostanze organiche e probabilmente anche batteri e virus le acque terrestri e dunque le forme di vita (a destra). La tesi, tutt'altro che ascientifica, trova sostegno nel fatto che numerosi Oggetti Trans-Nettuniani mostrano un colore rosso che è dovuto alla presenza sulla superficie di Tolina, una specie di fango, tecnicamente un copolimero che si forma per irraggiamento da parte della radiazione ultravioletta solare di composti organici semplici come metano o etano e combinati con sostanze inorganiche quali l'azoto molecolare. Questo composto, rinvenuto sia sul satellite gigante di Saturno, Titano, che sulla luna nettuniana Tritone, è un elemento anticipatore della vita e dunque sarebbe alla base della creazione di primitive forme di vita, le stesse portate sulla Terra dalle comete.
L'ipotesi di Nemenis però non piace molto agli scienziati, sebbene abbia delle indubbie doti e risolva molti misteri. Ma questa Nemesis-nana bruna è molto simile a uno dei casi letterari dello scorso decennio, quel riferimento a Nibiru e al Decimo Pianeta (il pianeta X letto alla romana) che è un po' la prerogativa dei libri di Zecharia Sitchin. Lo scrittore armeno, scomparso nel 2010, infatti uscì negli Anni '70 con alcune rivoluzionarie tesi sulla mitologia sumera, che a suo dire rivelava storie straordinarie di un pianeta che periodicamente, come una cometa, tornerebbe verso il centro del sistema solare causando devastanti terremori e maremoti sui pianeti che finiscono nel suo influsso gravitazionale. A suo dire, questo pianeta sarebbe grande quattro volte Giove (ovvero una nana bruna) e su di esso vivrebbero i nostri creatori, i famigerati Annunaki di stirpe rettile che sarebbero i creatori genetici dell'Umanità (nonché gli antenati di questi nostri governanti brutali e totalitari). I libri di Sitchin, se avevano alla loro prima pubblicazione un alone di soprendente novità, col tempo come spesso accade in questo ambiente sono stati ripetuti alla noia a prescindere dalla loro scientificità, divenendo pane per contattisti, cospirazionisti e altri teorici disfattisti. Purtroppo lo scrittore ha fiutato il business e ha continuato per trent'anni, incurante delle critiche e dei danni che faceva, a propinarci le sue tesi, mischiandole con quelle sui megaliti e sulle strutture “impossibili” presenti sulla Terra (come le piramidi, i templi inca, gli ooparts), basandosi su tradizioni delle tavolette cuneiformi sumere errate o arcaiche. Dal canto loro tutti i ricercatori del mistero o presunti tali hanno preso per buone le sue tesi senza valutarne la storicità e anche l'aspetto matematico: sarebbe impossibile per un pianeta o una nana bruna compiere un tragitto come quello supposto da Sitchin, ovvero comportarsi come una cometa pura, come quella di Halley che torna periodicamente. Tantopiù che il discorso degli pseudo-dei Annunaki cozza palesemente con le scoperte scientifiche paleontologiche di cui abbiamo dato conto spesso anche qui su Sator ws. Tuttavia la tesi di Nemesis è valida e non tutto delle ipotesi di Sitchin potrebbe essere buttato, perlomeno a titolo di spunto. Perché gli astronomi si sono sorpresi, all'atto dell'avvistamento del pianetino Sedna nel 2003, che questo corpo celeste del diametro compreso tra 1180 e 1800 chilometri, circa quindi la metà della nostra Luna, abbia un'incredibile orbita ellittica, quasi cometaria, che lo porta ad avere una distanza dal Sole compresa tra le 76 e le 925 Unità Astronomiche (che corrispondono a 150 milioni di km, pari alla distanza Terra-Sole). Basta moltiplicare 925 x 150 milioni per raggiungere la cifra record di 139 miliardi di km di distanza, il che lo fa l'oggetto più distante mai percepito: ma anche la sua eccentricità lo porta ai margini della zona centrale della Fascia di Kuiper, non troppo distante dai pianeti maggiori.
(Sopra, a sinistra) Sedna è uno dei più lontani pianeti mai scoperti. La sua orbita ellittica (al centro), simile a quella delle comete, lo porta a una distanza di quasi 140 miliardi di km dal Sole, il che implica che torna in prossimità del centro del sistema solare ogni 11500 anni circa. Queste caratteristiche, assieme al colore estremamente rosso della sua superficie dovuto a composti organici a base di Tolina, lo rendono un vero mistero celeste. (A destra) Il fotogramma originale della scoperta.
Il che implica che Sedna impega 11487 anni a tornare da noi, una cifra non dissimile da quella prevista da Sitchin nei suoi “studi”. Il fatto poi che Sedna sia rosso, forse l'oggetto più rosso mai osservato nel cosmo, apre scenari inquietanti perchè secondo Sitchin anche Nibiru è fortemente rosso... Come faceva lo scrittore a sapere queste caratteristiche? Solo coincidenza o forse i Sumeri avevano “visto” Sedna o un oggetto similare e lo avevano descritto nelle loro tavolette cuneiformi? Certo, un pianeta ghiacciato simile a una cometa non è foriero di morte e di piogge di asteroidi, non avendone la massa per spostarli. Però la Natura ci riserva sempre sorprese e occorre porsi davanti a essa con un animo possibilista e aperto a tutto. La presenza sulla superficie di questi oggetti trans-nettuniani di una fanghiglia rossa denominata Tolina indica che nonostante le temperature estreme è possibile la formazione di composti organici, che lascerebbe suggerire come la vita possa aver trovato almeno alcuni suoi mattoni fondamentali là nel buio e nel gelo della Fascia di Kuiper o nella ancor più lontana Nube di Oort, per poi essere scaraventata al caldo sulla Terra dalle comete o da oggetti simil-cometari come Sedna. Al di là degli inesistenti Annunaki, questo potrebbe essere il senso della nostra ascendenza... Nibiru ci ha “creato” veramente perchè su pianetini come esso, come Sedna o altri, ad esempio Issione, è possibile rinvenire i mattoni fondamentali per la creazione della vita. Ecco dunque veder assumere alle parole errate di Sitchin un nuovo significato, non letterale ma metaforico. Abbiamo visto poi come la presenza su Marte di strutture apparentemente artificiali renda la storia di quel mondo molto enigmatica. E se milioni di anni fa un bombardamento cometario avesse colpito il Pianeta Rosso invece della Terra, distruggendone le forme di vita tramite sostanze letali? E se gli abitanti di Marte fossero giunti sul nostro pianeta, fondendosi con i primati lì presenti? Tutto diverrebbe relativo, crediamo... Capire l'esistenza di Nemesis potrebbe essere fondamentale per comprendere il nostro futuro, ma anche e soprattutto il nostro passato.

Lorena Bianchi

(Sopra, a sinistra) L'ipotesi di Nemesis trova incredibile conferma nella mitologia egizia. Infatti per la Religione Kemetista, contrapposto al Dio della Luce, del Bene e del Sole, Horus (posto alla sinistra del bassorilievo) c'è il Dio del Male, Seth, suo alter-ego legato alla sterilità e alla morte. Ma come mostra la scultura, indissolubilmente legato a Horus. Notiamo i legacci, le corde che li legano all'Asse dell'Universo: come se Seth (al centro) Dio dalla testa di un animale sconosciuto, fosse una presenza oscura, lontana e devastante per il nostro pianeta, eppure importante per l'equilibrio gravitazionale del Sistema Solare. Altra "coincidenza", gli Egizi associavano Seth al colore rosso e infatti fortemente rossa apparirebbe Nemesis se vista da vicino (a destra).

(A sinistra) L'associazione tra il Dio Seth e Nemesis, se confermata, sarebbe inquietante perché avvalorerebbe le tesi degli astronomi e aprirebbe scenari incredibili per quanto riguarda il nostro passato. Infatti si è sempre criticato lo scrittore Zecharia Sitchin e le sue storie, tradotte dal Sumero (seppur con grossolani errori) e relative all'esistenza di un pianeta gigante popolato da una razza di extraterrestri, gli Annunaki (a lato il celebre sigillo VA 243 che li raffigurerebbe). In realtà la teoria di Sitchin è ampiamente errata, ma qualcosa di vero potrebbe esserci nella consapevolezza dell'esistenza di una stella sconosciuta foriera di catastrofi cicliche. Quella di Nemesis non è tuttavia l'unica tesi che spiega le estinzioni di massa ricorrenti che a intervalli di ventisei milioni di anni uccidono gran parte della fauna della Terra. Secondo la “Shiva Hypothesis” di Michael Rampino, della New York University, colpevole delle perturbazioni gravitazionali sarebbe il buco nero centrale della galassia, la più potente fonte di energia nel raggio di un milione di anni-luce, che gravitazionalmente sarebbe più forte di una piccola nana bruna.
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